Chioschi di fiori in ginocchio «Vendite crollate del 50%»

Affari dimezzati tra i commercianti che operano nelle bancarelle sul piazzale di Sant’Anna Pesa il calo delle presenze delle persone meno giovani. E chi acquista spende poco 

il caso

Niente code per i consueti crisantemi. Pochi i clienti che acquistano mazzi e piante di vari colori e dimensioni. Bancarelle spesso vuote, con un tripudio di fiori che però nessuno compra.

I chioschi fuori dal cimitero segnalano una crisi di vendite mai vista prima. Affari dimezzati rispetto allo scorso anno. Colpa, secondo molti, della sospensione del bus navetta all’interno del cimitero e della conseguente assenza degli anziani. E ancora della paura generalizzata, che spinge molti a non uscire.

C’è poi il rincaro-fiori, da parte dei grossisti, che va a pesare ulteriormente su incassi già ridotti.

«La diminuzione è di almeno del 50% – raccontano dal chiosco Cesi – la gente ha paura di uscire, gli anziani se non sono accompagnati, vista la navetta sospesa, non ce la fanno a raggiungere le tombe, quindi non vengono più. Abbiamo perso tanti clienti affezionati, volti che conoscevano da tempo e che non vediamo da prima del lockdown. E chi ancora passa di qua, non è comunque tranquillo, c’è il timore di prendere il virus o comunque di andare fuori di casa, lo abbiamo percepito fin da subito, già appena finito il periodo di chiusura forzata. Per noi intanto le spese sono pure aumentate – aggiungono – come in altri settori, alla fonte costa tutto di più e di certo questo non aiuta».

Una considerazione diffusa anche tra gli altri colleghi. «Incassi dimezzati – spiegano dalla bancarella Marina – abbiamo fatto, come tutti, piccoli rincari perché i fornitori hanno aumentato i prezzi. Non ci sono tanti clienti perché non ci sono soldi, ma soprattutto non ci sono persone. Gli anziani li vediamo pochissimo. L’eliminazione del bus navetta è stato determinante. Secondo noi ha influito tanto. Sappiamo che molti non ce la fanno a venire, forse si poteva studiare un sistema di trasporto alternativo, e comunque sicuro, almeno per questa settimana o per le ricorrenze che caratterizzano il periodo».

«Un calo evidente – dicono dal chiosco Dario – e la gente spende anche meno. Un paragone con gli anni passati è quasi impossibile, troppa la differenza. Tutto è cambiato ultimamente, oltre al fatto che non c’è più la capacità di spesa di una volta».

C’è chi ha più chioschi e risente pesantemente della crisi. «Già dopo il lockdown abbiamo visto una diminuzione progressiva di persone, molti anziani in meno più, ed erano loro che, soprattutto – aggiunge un commerciante che ha più postazioni – si fermavano per prendere i fiori e magari anche per scambiare qualche parola. In quest’ultimo mese poi, eravamo abituati tutti a ben altri ritmi. Invece finora possiamo dire che il quadro generale è negativo. Siamo in forte sofferenza – conclude – si vende davvero poco». —



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