«Ci sentiamo traditi E ci danno la colpa»

Lo sfogo dei risparmiatori presenti in Tribunale per l’udienza «Io, malato di sclerosi, mi sono aggravato dopo il crac»

Cornuto e mazziato. “Beco e bastonado”, parafrasandola al di qua del Timavo. Ieri il popolo del “risparmio tradito” si è ritrovato in 60, testa più testa meno, davanti alla stanza del giudice Moscato per la causa contro una Regione che - tale popolo ne è persuaso - non soltanto avrebbe dovuto vegliare sui libretti Coop ma si permette ora, a leggere la memoria difensiva dell’ente, di dare del disattento, dello “sprovveduto”, a chi gli chiede il conto di questa presunta omessa vigilanza. Mezz’ora prima dell’inizio ufficiale dell’udienza, all’esterno del Palazzo di giustizia, il presidio annunciato alla vigilia pareva ben poca cosa: 12, forse 15 persone, non di più, alcune delle quali con il vecchio libretto delle Operaie sbandierato tra le mani. Mesta rassegnazione? Macché. Il popolo del “risparmio tradito” s’è mostrato qualche minuto più tardi in tutta la sua silenziosa e asburgica voglia di far sentire la sua presenza direttamente nei corridoi di Foro Ulpiano. A guidarlo idealmente il 46enne Alessandro Rasman, pur costretto su una sedia a rotelle dalla sclerosi multipla, che non è voluto mancare insieme al padre. In due, all’inizio, ci avevano rimesso oltre 60mila euro. Ora ne hanno recuperato il 70%, ma pretendono il rimborso integrale. «Le mie condizioni guarda caso sono peggiorate nei mesi successivi al congelamento dei libretti, quando in casa nostra si respirava un clima di disperazione», racconta Rasman: «Molto tempo fa era stata mia mamma, che aveva lavorato per 35 anni alle Operaie e che è venuta a mancare 12 anni fa, a dirci che esisteva questo strumento, che funzionava come una banca ed era sicuro. Mio papà ci aveva messo pure la liquidazione. In tempi più recenti si sapeva che le Coop avevano i bilanci in rosso, ma continuavamo a sentirci tranquilli proprio perché sul regolamento c’era scritto che i risparmi erano sia garantiti da fondi accantonati che controllati dalla Regione. Che oggi invece ci dice che dovevamo essere più attenti noi. Siamo indignati».

Che il prestito sociale fosse una tradizione di famiglia che si pensava certa, guardata a vista da mamma Regione, lo dicono in tanti, quasi tutti. Lorenzo Salvati, 35 anni, ricorda come fosse una pratica che «facevano i miei genitori». «Mi sono fidato del fatto che mi avevano detto che si trattava di un libretto senza rischi, con tanto di interessi alti, così come mi sono fidato dell’articolo 21 che parlava appunto di un libretto sotto il controllo della Regione. Ci mettevo i miei risparmi, i piccoli regali in denaro di gioventù». La storia che racconta Claudio Stella dall’alto dei suoi 82 anni è l’emblema di quello che può essere considerato il crollo di un istituto basato sulla «fiducia» tramandato di generazione in generazione: «Il mio primo libretto l’ho avuto quando sono nato. Mia mamma lavorava alle Coop e ogni maschio che nasceva allora riceveva in dono un libretto con dentro qualcosa, cinque lire, o giù di lì, non ricordo. Quando racimolavo qualcosa in più mettevo i soldi dentro, quando mi servivano li tiravo fuori. Avevo fiducia negli amministratori e nelle istituzioni. È vergognoso che dicano che è colpa nostra». «Io e mio marito che oggi non c’è più - gli fa eco Maria Babic - avevamo messo alle Coop tutti i nostri risparmi. Stringevamo la cinghia, mettevamo dentro anche le 50mila lire perché sapevamo che un giorno ne avremmo avuto bisogno. Purtroppo ho convinto mia figlia a fare altrettanto. Si è arrabbiata con me. Mi aveva chiesto un giorno di tirarli fuori, i soldi. Ma allo sportello mi avevano detto di stare tranquilla...».

Mischiati tra i ricorrenti anche le anime del Comitato tutela soci da cui l’avvocato Reiner non nasconde «mi sarei aspettato in precedenza un maggior appoggio». Tant’è. Ora l’unione fa la forza, specie se l’avversario in aula è un colosso. Francesco Palumbo si presenta in zona sventolando la stampa di un vecchio articolo del Piccolo online, «di quando il vicepresidente Bolzonello prometteva che i soci avrebbero riavuto il 100%. Quando gli ho contestato quella dichiarazione mi ha detto che i giornali si lasciano scrivere ma da allora non l’ha mai smentita».

Ce n’è per tutti. Patrizia Rosso incalza «il commissario Consoli»: «Spero come promesso un anno fa che convochi i soci per farsi dare il mandato a rappresentarli per una possibile azione di risarcimento contro gli ex manager delle Coop visto che a marzo, peraltro, iniziano i procedimenti in sede penale. Non voglio pensare che eventuali perdite di tempo posano precludere legittime azioni di rivalsa. A Consoli ho mandato una mail ieri (mercoledì, ndr), mi aspetto una convocazione». E tra chi ammette di aver spostato i soldi da Montepaschi alle Coop ritenendoli «più sicuri» ci sono quelli, come i coniugi Dario e Maria, che recitano un «mea culpa». «La nostra colpa è di esserci fidati. E quando ce ne siamo accorti era troppo tardi».(pi.ra.)

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