Cinque nuovi casi a Monfalcone, 21 contagi da agosto: il Comune vuole i tamponi nelle fabbriche

MONFALCONE La seconda ondata ci travolgerà? Nessuno azzarda una risposta e si guarda in questi giorni ai numeri come all’oracolo di Delfi. Tuttavia l’autunno, stagione della possibile recrudescenza del coronavirus, non è ancora alle porte e Monfalcone, in cinque settimane, registra 21 nuovi casi di contagio, solo in ridottissima misura attribuibili a vacanzieri o irriducibili della discoteca. Cinque in più nelle ultime 24 ore. La situazione preoccupa il sindaco Anna Cisint, da 20 giorni a studiare i nuovi “bollettini di guerra”, a interpretare curve e numeri, soprattutto a cercare di capire che piega prenderà la situazione. E così chiede ufficialmente uno sforzo alle aziende di grande e media dimensione insediate in città, affinché si facciano «parte diligente nel monitorare appalti e subappalti, cercando di avviare una compagna di tamponi sui lavoratori», poiché «è impensabile che sia Asugi a entrare nelle fabbriche» – non sarebbe sostenibile, pure per i tempi di validità, o meglio di copertura, degli stessi test –, mentre l’Azienda resterebbe il punto di riferimento per l’analisi dei campioni, ovvero i verdetti sulla salute della persona, previo consenso all’accertamento. Peraltro Asugi, con il dg Antonio Poggiana, starebbe lavorando a un protocollo specifico, sempre secondo la prima cittadina.
Sei mesi fa, era il 9 marzo, il primo caso di una monfalconese riscontrata positiva al test del coronavirus scalfiva la “patente” di immunità, integra fino a quel momento, della città del cantiere. Si sapeva che sarebbe accaduto: il debutto della pandemia, in quest’area produttiva nell’Isontino, era atteso, ma si ignorava che avrebbe poi portato via con sé due donne vitali e ben volute, Loredana Colugnati e Maria Pia Mocchiutti, 83 e 85 anni. E azzoppato il municipio con una serie di contagi interni, tra cui due assessori e il comandante della Polizia locale. Da quel giorno di marzo, di contagi se ne sono contati 45 (bollettino della Protezione civile aggiornato alle 18.02 di sabato), cinque il più dal rilievo del giorno prima. E le quarantene sono in numero consistente: 149, per un indice pari a 6,1, che rappresenta la stima dell’incidenza sulla popolazione, cioè il dato delle persone in isolamento domiciliare e positive ogni mille abitanti.
Per settimane, dopo la fine del lockdown a maggio, l’asta delle trasmissioni era rimasta indefessamente sospesa a quota 23 trasmissioni. Lievissimo balzo, a luglio, con 24 positività dopo il primo contagio di un cittadino bengalese al rientro dalla madrepatria in Italia: l’uomo era già in quarantena volontaria, ma si era sottoposto alla campagna di monitoraggio messa in campo all’oratorio San Michele, con l’aiuto di varie associazioni e la collaborazione della comunità asiatica per l’adunata generale. Poi il grande balzo di agosto, dovuto ai rientri in fabbrica e anche a qualche vacanziero, ma in modesto numero, sicché in appena cinque settimane Monfalcone annota appunto 21 nuovi casi.
«Di questi 21 nuovi casi – spiega Cisint – la componente vacanziera è veramente residuale, direi quattro casi o giù di lì. La parte preponderante è composta invece da lavoratori al rientro in città in quarantena: all’ultimo test o comunque nel monitoraggio del Dipartimento della prevenzione salta fuori la positività. Infine la casistica, sempre di lavoratori, anche con sede professionale fuori Monfalcone o fuori provincia, che non si sentono bene, non sono in quarantena perché magari residenti stanziali, e risultano contagiati».
Le situazioni che, stando al sindaco, destano meno ansia sono proprio quelle legate alle quarantene lavorative, in via generale comunque in numero consistente sul territorio: 149. «Il percorso – conclude Cisint – è qui “blindato” dai professionisti Asugi e se l’isolamento viene osservato, non possono scaturire focolai». –
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