Ciriani: «Non toccato il bosco ma solo l’alveo del fiume»

TRIESTE. Video, fotografie e un comunicato che riempirebbe una pagina di giornale. La Regione risponde alla accuse di una Val Rosandra violata. Ricostruisce, precisa. E, con Luca Ciriani, anche contrattacca: «Difenderò sempre i volontari della Protezione civile dall’ambientalismo da salotto». L’assessore regionale all’Ambiente spiega che l’intervento di taglio degli alberi, «chiesto dal comune di San Dorligo», aveva una funzione anti-piena: «Non si è toccato il bosco ma solo l’alveo del fiume, lì dove nessuno metteva mano da 30-40 anni, periodo in cui più volte le esondazioni hanno raggiunto le case. La scelta era tra pulire quell’alveo o lasciare tutto come stava e continuare a mettere a rischio la popolazione». Insomma, come si legge nel comunicato della Regione, che allega pure un video che testimoniano le recenti piene, si è trattato di «interventi urgenti di prevenzione per il ripristino dell'efficienza idraulica dei corsi d'acqua regionali a tutela della pubblica incolumità mediante l'asportazione della vegetazione arborea e arbustiva infestante gli alvei». Interventi, viene ulteriormente sottolineato, previsti dalla legge regionale 64/1986.
Nell’ultimo decennio, si ricorda, «il torrente Rosandra è stato interessato da fenomeni di piena nel 2003, 2008 e 2010. Nel settembre di due anni fa, in particolare, è stata allagata la zona industriale a valle e si è registrata una grave erosione in sponda sinistra in corrispondenza del ponte in località Bagnoli Superiore, con la compromissione della stabilità dell'abitazione soprastante». Sempre in quell’occasione, fa sapere ancora la Protezione civile regionale, «il livello è stato assai prossimo all'esondazione proprio in corrispondenza dell'abitato di Bagnoli e, dai sopralluoghi allora effettuati, risultava che proprio in tale tratto, e in quello immediatamente a monte, la sezione idraulica disponibile per il regolare deflusso delle acque di piena era significativamente ridotta dalla presenza di tronchi caduti in alveo e dall'abbondante vegetazione arbustiva e arborea». Di qui l'esigenza di salvaguardare l'incolumità delle popolazioni rivierasche e l'integrità delle infrastrutture.
Urgenza sollecitata dal Comune di San Dorligo «che a fine gennaio 2012 ha segnalato alla Protezione civile la necessità di eseguire l'intervento di manutenzione lungo il tratto compreso tra l'abitato di Bagnoli Superiore e Bagnoli». Ma la particolarità del sito? Il fatto che sia protetto? Anche su questo Ciriani ha una spiegazione: «Secondo legge, la vegetazione di qualsiasi tipologia che cresce nell'alveo di un corso d'acqua non costituisce bosco. Pertanto, per attuare questo tipo di interventi di manutenzione, non sono necessarie autorizzazioni forestali di alcun tipo. Inoltre, l'intervento di taglio a raso della vegetazione in alveo rientra comunque tra gli interventi di manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua, in quanto non modifica in modo permanente lo stato dei luoghi, e non è assolutamente soggetto a nessun tipo di autorizzazione paesaggistica».
E poi dal punto di vista della norma in materia di aree Sic-Zps il competente servizio della direzione centrale risorse rurali agroalimentari e forestali, ha raccomandato per le vie brevi esclusivamente il rispetto degli eventuali alberi portatori di nidi. E infine, durante le due giornate di taglio «le operazioni sono state svolte seguendo scrupolosamente quanto concordato nella riunione del 21 marzo, sotto l'attenta sorveglianza anche del Comune, nella persona del vicesindaco, e senza alcuna contrarietà manifesta da parte della popolazione residente». Quanto l’acqua esonda, conclude polemicamente Ciriani, «arriva la Protezione civile, non Legambiente o il Wwf».
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