Cisint: «Il problema è l’appalto Le quarantene al rientro no»
L’amministrazione comunale ha esaminato a uno a uno i protocolli interni, adottati dalle aziende, in materia di contrasto al Covid-19, riscontrando «grande eccellenza». Infatti non si preoccupa tanto della situazione delle quarantene preventive, pur numerose in città (si sfiorano le 150 persone), bensì le altre situazioni, di lavoratori non in isolamento ma positivi a loro insaputa e a contatto con altre persone. «La situazione è cambiata, i numeri sono noti e dobbiamo fare un passo avanti – rimarca il sindaco Anna Cisint – poiché fuori dai cancelli di lavoro la vita continua, nelle 298 foresterie, nei locali pubblici, nei posti di ristorazione. I tamponi sono la chiave. Mi rendo conto di chiedere uno sforzo alle aziende, ma i test sono uno strumento che, pur nel limite della validità temporale, aiutano a individuare e isolare gli infetti, così da impedire i focolai».
«Il numero dei contagi a Monfalcone sale, ma qui, a differenza di altre parti, non dipende da vacanzieri o discotecari – prosegue la prima cittadina –, un fenomeno praticamente irrilevante. È sugli appalti e subappalti di medie e grandi aziende sul territorio che dobbiamo focalizzare il nostro impegno. Non è nascondendo il problema che si trovano soluzioni».
I numeri, per Cisint, non sbagliano mai. E i report che analizza le hanno dato questa risposta. Le quarantene non la preoccupano perché «sono molto ben gestite dal personale dell’Asugi» e finora non hanno destato problemi. «Mi allarma di più quanto accade fuori dal posto di lavoro, cosa può succedere se una persona, non in isolamento domiciliare, va in giro per la città, al supermercato, in bar», aggiunge.
Ma cosa è cambiato da primavera a oggi? «Inizialmente la “gestione” dei casi è dipesa soprattutto dagli indirizzi del Comune e delle altre istituzioni – replica Cisint – poi, con la nuova mobilità e riapertura dei confini, e soprattutto con i rientri da vari paesi dei lavoratori, il contenimento si è reso più complesso. Mi rendo conto che Monfalcone ha una sua specificità e che i nostri problemi non li ha un altro territorio, pur vicino». Non per questo le istituzioni se ne stanno a guardare. Pare infatti che Asugi stia predisponendo un protocollo. «A mio avviso ed è la soluzione che caldeggerò – conclude la prima cittadina – le aziende devono effettuare i tamponi su tutti gli arrivi, da qualsiasi paese. L’azienda deve avere il polso della situazione dei suoi appalti. Assumere un infermiere che svolga il test. Poi ci penserà l’Asugi a processare i tamponi. Purtroppo il virus esiste e andiamo verso l’autunno, quindi si deve operare per la prevenzione massima». Un altro lockdown non se lo può permettere più nessuno. Ne va della tenuta dell’economia e del sistema. –
Ti. Ca.
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