Cisint: non c’è discriminazione si è perseguita soltanto l’equità
Come si è arrivati alla raccomandata dei Servizi sociali? Una lettera tacciata dal sindacalista Usb Alessandro Perrone, nel 2011 candidato sindaco con Blocco comunista anticapitalista, già segretario provinciale Pdci ed ex assessore alla Squadra lavori del Pizzolitto I, come «un tentativo di escludere i cittadini stranieri extracomunitari» che hanno fatto regolare domanda di contributi «attraverso l’imposizione di un provvedimento che mira a limitare l’accesso» alla prestazione «solo ai cittadini in grado di certificare gli eventuali immobili».
Il sindaco Anna Cisint rompe il silenzio e spiega che l’amministrazione «ha agito solo in ossequio al principio di equità e uguaglianza, sancito dalla Costituzione, troppo spesso tirata in ballo solo quando fa comodo». Due i fattori che hanno determinato la situazione. O meglio: il loro combinato disposto. Da un lato la recente delibera comunale che ha innalzato dal 20 al 100% i controlli, prima a campione, sulla documentazione dei richiedenti contributi. In qualsiasi campo. Dall’altro l’applicazione di una norma da tempo esistente, l’articolo 71 del Dpr 445 datato anno 2000, il quale prevede la possibilità di richiedere e ottenere da organi preposti la conferma scritta della corrispondenza di quanto dichiarato dal privato.
«Avessi trovato in quest’amministrazione – spiega il sindaco – una percentuale di controlli pari al 70% delle pratiche non avrei messo mano con delibera. Ma il precedente riferimento normativo, risalente agli anni 2000, contemplava una campionatura così bassa che oggi, con richieste via via in aumento, non poteva essere giustificata, per un principio di equità. Infatti, se per esempio in quell’80% di non controllati c’è un imbroglione, questi sottrae il contributo a un’altra domanda invece meritevole di accoglimento. E non è giusto». Quindi «estendere le verifiche è più corretto per rispetto di tutte le persone brave e oneste che devono avere le stesse opportunità di accesso ai contributi».
«Poi in questo caso dei contributi tagliaffitti – prosegue Cisint – non abbiamo fatto altro, con l’applicazione del Dpr 445, che chiedere semplicemente i requisiti che già vengono posti in regione per il conseguimento di un alloggio Ater o del reddito di cittadinanza, appunto con analoga certificazione sui beni patrimoniali». «Prima, se uno avesse voluto dichiarare sciocchezze o falsità – ancora il sindaco – avrebbe potuto farla franca, ora non più. Si tratta di fondi pubblici, che derivano dalle tasse dei cittadini e pertanto a maggior ragione i controlli vanno eseguiti: non c’è alcuna volontà discriminatoria. Io sono contenta se i fondi vanno agli stranieri nei casi in cui la domanda soddisfi i requisiti posti, compresi quelli della veridicità nelle certificazioni». «Le leggi – conclude – non le faccio io, ma chi siede in Parlamento: come sindaco mi limito ad applicarle. Il principio della solidarietà sollevato da alcuni primi cittadini è importante, ma solo se c’è equità: per questo direi loro di studiare di più, altrimenti rischiano figuracce e di fare figli e figliastri». –
T. Ca.
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