Cittadini al Silos di Trieste per incontrare i migranti dimenticati

TRIESTE “Khandwala, Welcomes Trieste” c’era scritto sabato sull’entrata del Silos, in prossimità del Porto vecchio; un invito alla cittadinanza a entrare nel khandwala che in lingua pashto significa “casa rotta” “casa in rovina”: benvenuta Trieste nella casa rotta, quel luogo dove vivono ancora oltre duecento persone tra il fango, i ratti, la pioggia e il vento. «L’iniziativa dell’incontro è nata da un collettivo di persone – specificano alcuni componenti di Linea d’Ombra Odv», che da tempo ragionano sulla situazione disumana del Silos.
Linea d’Ombra, sempre in prima fila nell’aiutare “gli invisibili”, insieme a No Name Kitchen e il gruppo di danza Murga Inevitabile, hanno voluto sensibilizzare la collettività incontrando le persone all’interno di «un luogo che non dovrebbe esistere – continuano – ma dal momento che esiste bisogna prenderne coscienza». Un centinaio di persone, tra triestini di tutte le età, cariche politiche comunali e regionali, si è incontrato a mezzogiorno: i ragazzi del Silos hanno cucinato e tenuto delle lezioni in lingua urdu, bengali e pashto, poi tutti insieme hanno ballato.
«Normalmente ogni giorno noi di Linea D’Ombra facciamo le lezioni di italiano nella sede di via Udine – spiegano – ma questa volta abbiamo voluto invertire i ruoli, che fossero i ragazzi a insegnare la loro lingua a noi italiani». Un gesto di accoglienza, di “solidarietà e non carità”, di vicinanza, quella vicinanza che i gruppi di volontariato hanno voluto creare «anche verso le persone più sensibili della cittadinanza che però non si sentivano a loro agio ad andare nei Silos, in un posto che è nel cuore della città eppure resta invisibile».
Due corriere, da Torino e da Padova in viaggio proprio verso il Silos, si sono unite all’incontro, vedendo con i loro occhi «lo scempio che Trieste porta avanti senza vergogna, nonostante ci sia l’ex mercato di via Gioia a disposizione, ma il Comune non lo apre, lasciando delle persone a dormire e a mangiare tra il fango e i ratti».
«Onestamente ci auguriamo di non dover più rifare un incontro così – continua Linea d’Ombra – perché significherebbe che il Silos esiste ancora, quando invece l’obiettivo è aprire le strutture già presenti e dare dignità a queste persone».
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