Cittadini al Silos di Trieste per incontrare i migranti dimenticati

I profughi hanno cucinato per i visitatori e tenuto lezioni di lingua urdu, bengali e pashto. Due pullman provenivano da Torino e da Padova
Francesca Schillaci
L'immagine documenta la presenza di centinaia di cittadini all’interno del Silos sabato scorso
L'immagine documenta la presenza di centinaia di cittadini all’interno del Silos sabato scorso

TRIESTE “Khandwala, Welcomes Trieste” c’era scritto sabato sull’entrata del Silos, in prossimità del Porto vecchio; un invito alla cittadinanza a entrare nel khandwala che in lingua pashto significa “casa rotta” “casa in rovina”: benvenuta Trieste nella casa rotta, quel luogo dove vivono ancora oltre duecento persone tra il fango, i ratti, la pioggia e il vento. «L’iniziativa dell’incontro è nata da un collettivo di persone – specificano alcuni componenti di Linea d’Ombra Odv», che da tempo ragionano sulla situazione disumana del Silos.

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Linea d’Ombra, sempre in prima fila nell’aiutare “gli invisibili”, insieme a No Name Kitchen e il gruppo di danza Murga Inevitabile, hanno voluto sensibilizzare la collettività incontrando le persone all’interno di «un luogo che non dovrebbe esistere – continuano – ma dal momento che esiste bisogna prenderne coscienza». Un centinaio di persone, tra triestini di tutte le età, cariche politiche comunali e regionali, si è incontrato a mezzogiorno: i ragazzi del Silos hanno cucinato e tenuto delle lezioni in lingua urdu, bengali e pashto, poi tutti insieme hanno ballato.

«Normalmente ogni giorno noi di Linea D’Ombra facciamo le lezioni di italiano nella sede di via Udine – spiegano – ma questa volta abbiamo voluto invertire i ruoli, che fossero i ragazzi a insegnare la loro lingua a noi italiani». Un gesto di accoglienza, di “solidarietà e non carità”, di vicinanza, quella vicinanza che i gruppi di volontariato hanno voluto creare «anche verso le persone più sensibili della cittadinanza che però non si sentivano a loro agio ad andare nei Silos, in un posto che è nel cuore della città eppure resta invisibile».

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Due corriere, da Torino e da Padova in viaggio proprio verso il Silos, si sono unite all’incontro, vedendo con i loro occhi «lo scempio che Trieste porta avanti senza vergogna, nonostante ci sia l’ex mercato di via Gioia a disposizione, ma il Comune non lo apre, lasciando delle persone a dormire e a mangiare tra il fango e i ratti».

«Onestamente ci auguriamo di non dover più rifare un incontro così – continua Linea d’Ombra – perché significherebbe che il Silos esiste ancora, quando invece l’obiettivo è aprire le strutture già presenti e dare dignità a queste persone».

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