Civati: «Debora ha vinto nonostante il Pd nazionale»

L’amico “rottamatore” sottolinea i meriti della neo governatrice e del progetto: «Trieste è lontana da Roma. Ha pagato l’operazione di rinnovamento vero»
Di Alberto Alfredo Tristano
Alessandra Moretti al suo ingresso al teatro Capranica per l'assemblea dei gruppi parlamentari del Pd, in piazza Montecitorio, a Roma, 19 aprile 2013. ANSA/CLAUDIO PERI
Alessandra Moretti al suo ingresso al teatro Capranica per l'assemblea dei gruppi parlamentari del Pd, in piazza Montecitorio, a Roma, 19 aprile 2013. ANSA/CLAUDIO PERI

ROMA. Pippo Civati non può che essere particolarmente contento della vittoria elettorale di Debora Serracchiani, compagna di molte avventure politiche nel Pd sotto le insegne del rinnovamento (all'inizio componevano il trio della rottamazione con Matteo Renzi, cui la Serracchiani si è di recente riavvicinata). È un successo, quello nel Friuli Venezia Giulia, che mitiga solo in parte le difficoltà del partito, uscite ancora una volta fuori ieri in una delle giornate più lunghe e complesse, tra la direzione che ha preso atto delle dimissioni del segretario Pier Luigi Bersani e le consultazioni al Quirinale per la formazione del governo.

Onorevole Civati, come valutare l'affermazione nel Pd in regione?

La prima considerazione che mi viene è che Trieste sia molto lontana da Roma per tanti motivi. La gioia a nord-est non corrisponde a un analogo sentimento nella Capitale, dove scontiamo parecchi errori strategici. Il Pd non ha certo brillato di questi tempi e mi auguro che si possa porre anche altrove una questione di rinnovamento autentico che in Fvg c'è stata.

C'è un modello Friuli?

Non parlerei di modello, perché accredito la grandissima parte di questo successo al lavoro della Serracchiani, che ha affrontato una campagna elettorale complicata con un partito che proprio dopo il voto di febbraio alle Politiche si è spaccato infinite volte, sbandando su fronti spesso opposti e che non ha offerto un grande supporto.

Il Pd è pronto per un rinnovamento vero?

Se non è pronto, si candida alla fine. Io credo che le primarie siano uno strumento indispensabile, e anche laddove non sono state celebrate, come nel caso della Serracchiani, è perché si è riuscito a individuare anticipatamente una soluzione condivisa e innovativa, che l'attuale governatore friulian-giuliana ha incarnato agli occhi dei nostri militanti prima e degli elettori poi.

Cosa non ha funzionato in questi ultimi due mesi nel partito?

È mancato un governo plurale del partito, e lo dico perché il vero problema che abbiamo è il rapporto con l'elettorato: che talora è stato confuso, talora non c'è proprio stato. Ecco perché ho accolto con favore che almeno sulla prospettiva del governissimo, su cui non sono per niente d'accordo, abbiamo potuto discutere. Forse una maggiore discussione interna, anche dura, avrebbe evitato l'affondamento in aula delle candidature di Prodi e Marini alla presidenza della Repubblica.

Due nomi che andavano in direzioni molto diverse.

Proprio la Serracchiani ieri in direzione ha giustamente criticato una tale confusione di obiettivi, ai limiti della incomprensibilità per chi ci osservava da fuori, e anche per me confesso che vi era immerso. Mi spiego: perché per esempio Bersani non ha nemmeno preso in considerazione il nome di Rodotà, che come Prodi, andava verso quel cambiamento tanto evocato da noi, e invece abbiamo poi optato per il bis di Napolitano, che come Marini, che non al cambiamento ma alle larghe intese inevitabilmente guardava.

La soluzione governativa che si prospetta è proprio un governo sorretto dai voti delle forze maggiori del Parlamento.

La mia posizione, che è minoranza nel partito, è che il governissimo sia un errore, dopodiché se proprio il Pd dovesse decidere per sostenerlo, che sia almeno limitato nel tempo e alle poche questioni più urgenti.

La discussione è aperta.

Sì, ma credo che quando il dissenso è chiaro e non è quello segreto dei franchi tiratori, porti comunque un beneficio.

Il suo collega di partito, Fioroni, ha detto: "Civati non avendo votato Napolitano è un irresponsabile e se non vota il governo è fuori dal Pd". Teme l'espulsione?

Per la verità anche Franceschini, ex popolare come Fioroni, ieri in direzione ha detto che chi non voterà la fiducia al governo sarà cacciato. Questa fissa, peraltro così poco antidemocratica, davvero non la comprendo. Anche perché la stessa furia persecutoria contro i famosi 101 che hanno affossato Prodi non la vedo. Posso accettare le critiche solo se si manifesteranno quei 101. Che secondo me, oltre a essere contro Prodi, erano proprio quelli favorevoli alle larghe intese con il Pdl. Ora che hanno vinto possono anche dirci chi sono, no? Non è che alcuni di loro ce li ritroviamo ministri?

Ma lei la fiducia pensa di votarla?

A meno di non leggere nomi proprio abominevoli, penso di sì.

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