Clienti al market e corridoi bui nei centri commerciali al palo

Primo weekend con i centri commerciali chiusi, in base alle disposizioni dell’ultimo Dpcm. A Trieste corridoi vuoti e scarsa affluenza ieri anche nei pochi spazi che all’interno possono rimanere aperti: i supermercati ma anche edicole, farmacie o, ad esempio, i parrucchieri. Chiusi i bar, ma la ristorazione, in alcuni punti, resta aperta.
Nei giorni scorsi tutti hanno provveduto a informare i clienti utilizzando i social o con cartelli e avvisi sul posto.
Le Torri d’Europa, su Facebook e all’ingresso, ricorda i nuovi orari in vigore fino al 3 dicembre, tra questi si precisa che «la zona ristorazione è aperta dal lunedì al venerdì fino alle 18 e poi con servizi di asporto e delivery». Ieri in tarda mattinata poca la gente presente all’interno, dove tra le attività operative figuravano l’edicola, il supermercato, il salone di parrucchiere e la grande drogheria. Dentro alcuni spazi commerciali, come da Bata, personale al lavoro, visibile dall’estero, forse per riordinare la merce, ma porte chiuse al pubblico. Qualcuno era seduto nella zona della fontana, a pochi passi dall’entrata di via D’Alviano. «Francamente – dice una signora – non avevo sentito di queste limitazioni, pensavo fosse fermo solo il cinema». Nei piani sottostanti corridoi bui e serrande abbassate, con la presenza anche delle transenne, posizionate per ricordare alla gente che i vari punti vendita non sono comunque fruibili nei fine settimana. Un via vai di clienti solo tra le casse del supermercato al primo livello.
Uno scenario non molto diverso a Il Giulia. Anche qui bar chiuso, ma aperti i due locali con accesso esterno al centro commerciale, Intrecci Buffet&Bistrot e la birreria Doppio Malto, e poi parafarmacia, tabaccaio e generi alimentari, come ricordato sulla pagina Facebook. Pure qui pare che più di qualche triestino non sapesse del nuovo Dpcm. E anche in questo caso l’unico punto vivace ieri era il supermercato.
Panorama altrettanto desolante al centro commerciale Montedoro Shopping Center: aperti solo l’ipermercato, la parafarmacia, l’edicola, il negozio dedicato agli animali, la lavanderia. E il grande parcheggio appariva ieri vuoto, quando di solito è pieno di macchine (soprattutto nei weekend), comprese quelle di molti acquirenti sloveni. E proprio il direttore di Montedoro, Sergio Bavazzano, ha affidato ai social una riflessione legata alle ultime regole introdotte dal Dpcm. «Penso ai danni fatti dalla nostra politica, ai futuri danni e alle conseguenze che si avranno. Si è partiti con un centro commerciale a detta di tanti una cattedrale nel deserto e soli 150 posti di lavoro. Con il duro lavoro – ricorda – si è arrivati a 450 e si continua. Poi il lockdown, si accettano le conseguenze. È giusto sopratutto per la salute di tutti e per il bene dell’umanità. A maggio si riapre, si fanno ulteriori sacrifici e sopratutto si investe in protocolli sicurezza, sempre con la speranza e la forza che tutto andrà bene. Dpcm nuovo altra chiusura, ma non totale, solo alcune categorie e centri commerciali. Bene da 450 posti di lavoro alla fine conteremo quanti rimarranno – si domanda –? Spero vivamente in un cambiamento».
Tra negozianti ed esercenti ieri poca voglia di parlare, prevalgono l’amarezza e la delusione, alla luce degli affari drasticamente ridotti. «Si lavora con il flusso della gente che viene a farsi il giro – sottolinea uno dei pochi lavoratori rimasti operativi nel fine settimana –: la forza del centro commerciale è una serie di attività tutte aperte. Il weekend per noi è fondamentale. E ci eravamo adeguati – racconta – con tutti i tipi di misure di sicurezza richieste». —
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