Clini: «Andavano considerati Comitato portuale e Regione»

Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini interviene per rettificare affermazioni avanzate dal geologo Antonio Stefanon nell’ambito del dibattito pubblico che da tempo vede al centro il progetto di rigassificatore da costruire (o meno) nel Golfo di Trieste.
«Stefanon nel suo intervento ha scritto diverse bizzarre inesattezze che i lettori del “Piccolo”, abituati a essere informati con correttezza, non meritano» inizia il ministro. «Non v’è alcun rigassificatore ligure a Rossignano. Potrebbe essere utile al geologo - continua il ministro - sapere che invece ce n’è uno a Panigaglia, nella Baia della Spezia. Non appare in alcun atlante questa località Rossignano. C’è un progetto non realizzato per un rigassificatore a Rosignano Marittimo (Rosignano, con una esse). Ma Rosignano Marittimo non è in Liguria bensì a Sud di Livorno (in Toscana)». «Il metano - precisa il titolare dell’Ambiente - arriva in Italia non solo dalla Russia, ma anche da Libia, Olanda e Algeria. Non v’è alcun metanodotto che origina in Tunisia». Smentendo quanto riportato da Stefanon. «I rigassificatori non sono “preferibilmente progettati” al largo» aggiunge. «Infine, Stefanon scrive, con pari cognizione di causa, delle “tardive decisioni” del ministro uscente, che sono io. Non sono decisioni “tardive”. Il geologo forse si è accorto solamente ora dei molti mesi di dibattito sul progetto di Zaule che mi hanno coinvolto e i molti atti condotti dal ministero» precisa.
Poi, nella lettera per i lettori del “Piccolo”, una puntualizzazione: «Il ministro dell’Ambiente è tuttora nel pieno delle sue funzioni, e quando il 10 dicembre scorso l’Autorità portuale ha presentato i dati sullo sviluppo dell’attività marittima, il ministro aveva il dovere di assumere le iniziative conseguenti, anche tenendo conto delle posizioni espresse in modo chiaro e formale dal Comitato portuale e dalla Regione Friuli-Venezia Giulia».
«Forse qualcuno sperava che me ne andassi prima che la Commissione Via del ministero concludesse il lavoro» conclude Corrado Clini.
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