Clonavano banconote da 50 euro, condannati 3 africani

La truffa è stata quella di clonare (virtualmente) con polverine e riti magici le banconote da 50 euro perché - come è emerso durante le indagini della Finanza - a Trieste ci sono stati un ristoratore e due commercianti, di cui uno cinese, che a modo loro hanno creduto come Pinocchio che gli zecchini d’oro crescono ancora sugli alberi. E appunto ci sono caduti.
Gli autori di questa buffa vicenda sono tre africani. Si chiamano Emmanuel Njike, 38 anni, originario del Camerun, già studente di ingegneria, Roman Fouedjou, 32 anni e Rabelais Ngasso, 34, entrambi nigeriani. I tre sono stati condannati rispettivamente a nove mesi il primo e a otto gli altri due dal collegio presieduto da Filippo Gulotta e composto dai giudici Giorgio Nicoli e Massimo Tommasini. Erano difesi dagli avvocati Claudio Pettariny, Sergio Mameli e Paolo Codiglia. I giudici li hanno condannati per truffa e falso escludendo l’accusa di associazione a deliquere ipotizzata al momento delle indagini dal pm Federico Frezza.
Ma quello che il terzetto ha commesso è sicuramente incredibile se si pensa alle vittime tra cui un gestore di un ristorante etnico di via Udine che aveva «investito» 32mila euro con la speranza di triplicare la somma grazie a un marchingegno offertogli dai tre intraprendenti africani. Il gestore del ristorante «kebab» aveva abboccato all'amo e aveva perso tutti i 32 mila euro che erano finiti nelle tasche dei suoi «soci» africani. A lui era rimasto un pacco di carta scura e tanta amarezza.
I tre africani erano stati arrestati a Barcola mentre arrivavano a Trieste a bordo della loro Bmw nel mese di novembre del 2008. Quel giorno avevano un appuntamento con un altro «investitore» triestino, disponibile ad aprire il portafoglio per essere coinvolto nello straordinario affare della clonazione delle banconote. Poi era emersa anche un’altra vittima. Un commerciante cinese che secondo le indagini aveva perso nell’affare oltre 10mila euro. Era emerso poi che nelle loro scorrerie i tre usavano vetture di prestigio. Una Mercedes e una Jaguar. Nelle loro abitazioni gli investigatori avevano trovato fogli di carta filigranata e reagenti chimici: il necessario per effettuare le «dimostrazioni» pratiche della clonazione delle banconote. Coup de théâtre, o meglio illusioni messe a punto da chi voleva farsi illudere. (c.b.)
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