Colazione pakistana in riva all’Isonzo

I tre dormono al Faidutti ma di giorno non hanno un posto «Veniamo qui dove non diamo fastidio e mangiamo»
Di Stefano Bizzi

Tamir lava la bacinella di plastica rosa strofinando con forza, Sadik tenta di accendere il fuoco con quello che ha a disposizione e Mufthar è in giro a cercare un po’ di legna secca e a recuperare le stoviglie nascoste tra la vegetazione. Sono le 11.20. Il terzetto è arrivato sulla riva dell’Isonzo da una decina di minuti appena. È venuto per passare qualche ora in tranquillità e per mangiare. I tre ragazzi originari del Pakistan dormono alla Caritas ma, come tutti gli ospiti del dormitorio “Faidutti”, alla mattina devono lasciare la struttura di Borgo Piazzutta e, a quel punto, non sanno più dove andare. In cambio dell’anonimato, Tamir Sadik e Mufthar (i nomi sono di fantasia) accettano di condividere la preparazione del pranzo in una sorta di Masterchef versione “In the jungle”. Sanno che il fiume può essere pericoloso e che la polizia potrebbe farli sgomberare da un momento all’altro, ma l’alternativa è girovagare a vuoto per la città o rifugiarsi in qualche bar. «Con noi gli italiani sono sempre stati gentili, ma sappiamo che troppi rifugiati in giro possono sembrare un problema e noi non vogliamo dare fastidio a nessuno: per questo veniamo qui», sottolinea Tamir aggiungendo: «Stare tutto il giorno in un locale pubblico ha un costo che noi non possiamo permetterci». Al supermercato, invece, con cinque euro a testa, il terzetto oltre a riempire tre sacchetti dalla spesa, riesce a cucinarsi quello che preferisce. Per limitare il più possibile i rischi, il gruppo si tiene lontano dalla riva: in caso di piene improvvise, la precauzione non sarebbe sufficiente per tenerli al sicuro, ma la giornata sembra in ogni caso favorevole.

Tamir, Sadik e Mufthar si sono fermati in una sorta di radura dove, per prima cosa, hanno steso i fogli di giornale con le offerte dei vari supermercati. È lì che hanno appoggiato i sacchetti della spesa da cui, un po’ alla volta, tirano fuori ciò di cui hanno bisogno. L’accensione del fuoco è il principale problema. Con le piogge dei giorni scorsi trovare della legna secca sembra una missione praticamente impossibile. All’inizio c’è solo tanto fumo, poi però - inaspettatamente - arrivano le prime fiamme. Una volta acceso il fuoco, Sadik impasta nella bacinella rosa la farina per la pratha, una sorta di pane fritto in padella. «In Pakistan le donne lo preparano tre volte al giorno: per la colazione, per il pranzo e per la cena», spiega Tamir mentre sbuccia le cipolle che faranno da base per il riso “alla pakistana”. Prima di buttare il riso, le cipolle verranno ricoperte con olio e passata di pomodoro. La pratha servirà, invece, per accompagnare le uova fritte affogate nel pepe nero. A guardarle sembrano disgustose, in realtà si riveleranno buone. Sadik stende la pasta con un mini-mattarello su un piano da lavoro saltato fuori chissà da dove. Prima di appoggiare il piano da lavoro su due tronchi distesi per terra e buttarci sopra un velo di farina, lava anche quello. Quasi tutto viene pulito con acqua di bottiglia. Quella del fiume, raccolta in una sorta di secchiello, viene usata solo per risciacquare le mani. Tra un passaggio e l’altro, Tamir racconta che il suo viaggio verso l’Italia è durato sette mesi e che non sempre è stato facile. Una volta ha dovuto digiunare per tre giorni. Senza cibo e senza acqua, per sopravvivere ha mangiato la neve. «Sono venuto in Europa perché la famiglia di mia moglie non approvava il nostro matrimonio. Il fratello, una volta, ci ha anche sparato contro». Nel telefono rimangono le testimonianze del suo passato. «Avevo un bel lavoro e conducevo una vita tranquilla», sottolinea mostrando le foto di quando è andato in trasferta a Dubai e quelle con i compagni del club di cricket. «Sono fuggito perché la mia vita era in pericolo. Nel mio Paese non mi sentivo sicuro: prima o poi mi avrebbero trovato e ucciso». Poco più in là, Mufthar, lo “zio” del gruppo, stende una coperta su cui poi sarà servito il pasto. Per quanto il contesto sia spartano, il terzetto è organizzatissimo e in questa sorta di picnic nella giungla compare all’improvviso anche un piatto su cui vengono posate le uova fritte. Per non sprecare il fuoco, sulle fiamme viene allora messo un bricco con del latte in cui vengono immerse delle bustine di thè. Prima di andarsene, Taimir Sadik e Mufthar ripuliranno e nasconderanno di nuovo tutto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo