Colombin, revocato l’affitto Fabbrica chiusa: a casa in 72

Secondo round nella vicenda Colombin: il curatore Mario Giamporcaro ha ottenuto l’autorizzazione del giudice per procedere alla revoca dell’affitto, con cui la vecchia “spa” trasferiva alla nuova “1894 srl” lo stabilimento e i 72 dipendenti.
In questo modo gli asset aziendali tornano alla “Colombin & figlio” anche se gli addetti sono stati sospesi a causa della cessazione dell’attività. Il curatore ha chiarito che la revoca si è resa necessaria in quanto la “1894” non pagava i dipendenti che ancora lavoravano: inoltre, sempre secondo Giamporcaro, i debiti e il buco finanziario crescevano, tanto che i provvedimenti di sequestro, a cura della Procura, hanno contribuito a limitare i danni. Lo stesso curatore si è poi mosso in sede regionale per richiedere la Cassa integrazione straordinaria con una durata di 12 mesi. La situazione aziendale - ha commentato Giamporcaro - appare compromessa da due piani di risanamento «attestati» che non sono stati rispettati. Se nei prossimi mesi vi saranno manifestazioni di interesse e offerte «adeguatamente garantite» - ha puntualizzato - esse saranno prese in considerazione nel contesto di una procedura competitiva di aggiudicazione. Le offerte potranno riguardare l’intero ambito aziendale o singoli beni. Al riguardo, una delle partite più interessanti riguarderà i terreni ex Veneziani, che si estendono a fianco della fabbrica, terreni la cui vendita al fondo inglese Gepro è al centro delle indagini da parte della Procura triestina.
A prendere l’iniziativa in sede politico-istituzionale è invece la Regione Friuli Venezia Giulia. Ieri mattina la giunta, su proposta dell’assessore al Lavoro Alessia Rosolen, ha deliberato uno schema di protocollo d’intesa il cui obiettivo è favorire la ricollocazione dei lavoratori in forza alla Colombin. Il riferimento legislativo prossimo è il decreto legge 109/2018 (varato per affrontare l’emergenza genovese di ponte Morandi) a vantaggio dei dipendenti di aziende chiuse o in chiusura che abbiano prospettive di tornare nel circuito produttivo con relativo riassorbimento occupazionale. Il protocollo dovrebbe essere firmato dai sindacati e dal curatore fallimentare. —
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