Colonne del vecchio Duomo scoperte dentro una cantina

Trovate due colonne dell’antico duomo di Monfalcone crollato dopo essere stato colpito dalle artiglierie austriache l’otto giugno del 1915. Le due colonne sostengono il solaio della cantina di un edificio di via Della Carità.
In via San Francesco, murata nella recinzione in pietra di una casa si trova un reperto probabilmente unico al mondo: un deposito postale con scritta bilingue (italiano e tedesco) incisa sulla lapide marmorea.
Indagare sul passato di Monfalcone consente di imbattersi in scoperte di tutto rispetto. Uno stimolo in tal senso giunge dall’iniziativa “I luoghi e la memoria: viaggio nella storia, viaggio nel presente”, serie di conferenze organizzata dall’Ufficio promozione territoriale del Comune di Monfalcone in collaborazione con l’associazione Apertamente chi si tiene al Palazzetto Veneto di via Sant’Ambrogio.
Nel secondo dei quattro appuntamenti previsti è stato Lucio Gregoretti, funzionario dell’Ufficio promozione e profondo e appassionato conoscitore di Monfalcone, a svelare i preziosi rinvenimenti. Le colonne del duomo furono probabilmente recuperate dalle macerie e riutilizzate nella prima ricostruzione della città, a partire dal 1919. Sic può affermare con certezza, ha ricordato Gregoretti, che di fatto la guerra del ’15 è cominciata a Monfalcone con le prime “scaramucce” tra italiani e austroungarici poche ore prima della mezzanotte del 23 maggio 1915.
L’architetto Edino Valcovich ha invece proposto tre approfondimenti sull’architettura industriale che alla fine degli anni Trenta, in piena autarchia, ha visto il cantiere navale teatro di geniali e innovative costruzioni quali la “teleferica” (le gru a funivia del multiscalo), le officine elettromeccaniche e le officine aeronautiche. Valcovich ha evidenziato le difficoltà esecutive delle opere dovute anche alla carenza di materia prima, acciaio, per effetto appunto dell’embargo internazionale contro il regime fascista che aveva appena promulgato le leggi razziali.
Come già anticipato nel primo incontro il vicesindaco Omar Greco ha ribadito l’impegno dell’amministrazione comunale nel voler recuperare quante più memorie possibili della Monfalcone del passato. Dall’appello segni architettonici più rilevanti risultano assenti, ha ricordato Gregoretti, due stampi in pietra utilizzati dalle Officine grafiche Passero, opificio tra i più prestigiosi della storia indutriale monfalconese. I due stampi erano collocati nel lapidario (parte interna del Palazzetto Veneto): sono spariti.
Le fotografie attinte dai fondi del Ccm hanno consentito a Valcovich di svolgere una lettura appassionata dei tre manufatti del cantiere. Opere di tutto rispetto dal punto di vista delle misure ma soprattutto strabilianti sotto il piano dell’esecuzione.
Le conferenze sono seguite sempre da un folto pubblico, constatazione questa che caldeggia la prossima pubblicazione degli atti di questa rassegna per divulgare in modo più capillare le memorie e i tesori di Monfalcone. (ro.co.)
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