Com’è lontano il trionfo del 2008 su Illy
TRIESTE. Scommettevano, a palazzo, alla vigilia dello spoglio delle regionali 2008, che se Riccardo Illy fosse riuscito a vincere nella corsa a due contro Renzo Tondo (cosa che poi, racconta la storia, non avvenne) i partiti che gli stavano allora alle spalle gli avrebbero dato, volenti o nolenti, carta bianca, tale sarebbe stata la portata della sua impresa, tutta personale. Era il 14 aprile, di cinque anni fa appunto. Nel pomeriggio di quel giorno, a urne chiuse dopo l’election day comprensivo di voto politico - un election day deciso peraltro sempre da Illy, che si era dimesso in anticipo - lo scrutinio delle stesse politiche rese pubblico un risultato devastante per il centrosinistra.
Era il tempo, d’altronde, del trionfo di Silvio Berlusconi in scia alla rovinosa caduta parlamentare di Romano Prodi dopo appena due anni di legislatura e di governo. In quel pomeriggio, in effetti, vennero contate le schede del voto nazionale, con lo spoglio delle regionali in agenda appunto per il giorno successivo. Ebbene, le politiche diedero, per intanto, un vantaggio abissale del centrodestra su scala regionale, attorno ai 15 punti di scarto sul centrosinistra: 53,8% a 38,7% alla Camera, e addirittura 54,5% a 39,1% al Senato, considerando le somme del consenso ottenuto dai soli partiti che sostenevano, nel contempo, al voto regionale, Tondo e Illy.
Al centrosinistra, insomma, serviva un miracolo in una notte a urne sigillate. Lo scrutinio del giorno dopo rivelò che l’effetto Illy, che la forza del cosiddetto “voto alla persona” aveva sì inciso, ma non abbastanza. Il governatore uscente, per inciso, fu pure pugnalato alle spalle da una parte dell’elettorato del suo schieramento, specie di quello più mancino, che gli girò le spalle con un improbabile voto disgiunto in segno di insoddisfazione per certe sue scelte, ritenute tutto fuorché di sinistra. E così finì 53,8% a 46,2%. Sette punti e mezzo da 15 che erano il pomeriggio precedente. Tondo, dopo la ragion di Stato del centrodestra, che nel 2003 l’aveva fatto fuori candidando Alessandra Guerra per assecondare le voglie della Lega, si prese una rivincita memorabile. E Illy, il politico non-politico che fino ad allora mai aveva conosciuto sconfitta elettorale, dopo cinque anni di governo regionale da protagonista, anche al di là dei confini del Friuli Venezia Giulia (l’Euroregione insegna), si eclissò in un assordante silenzio.(pi.ra.)
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