«Con il tubone, via gli scarichi dall’Isonzo»

«Un progetto di straordinaria importanza, che qualifica il territorio». La definizione arriva dalla bocca della governatrice Serracchiani, e l'oggetto della dichiarazione, giunta ieri nel corso della presentazione del progetto, è la nuova “Dorsale goriziana”, l'ormai celebre “Tubone” che entro il 2020 toglierà tutti gli scarichi fognari dall'Isonzo. Una rivoluzione – quella di cui abbiamo scritto nei giorni scorsi – che è vero vanto per Irisacqua, la società che la concretizzerà, e per il Cato, la convenzione che riunisce tutto il territorio attraverso i sindaci dell'Isontino, che l'ha pensata e portata avanti con convinzione. Ecco spiegato perché nella sede della società di via 9 Agosto ieri pomeriggio c'è stata una presentazione in grande stile. C'erano, con Debora Serracchiani, l'assessore regionale Vito, il presidente della Provincia Gherghetta, il presidente e il direttore di Irisacqua Bolzan e Lanari, e diversi sindaci.
«Proprio mentre eravamo in procinto di ristrutturare con una somma importante i depuratori esistenti, che presentavano comunque tutta una serie di criticità, abbiamo deciso di cambiare – ha spiegato Bolzan -, puntando su questo progetto rivoluzionario che permetterà di non intaccare più l'Isonzo, un fiume che per le sue caratteristiche non poteva continuare a ricevere gli scarichi dei depuratori». Nasce dunque il “Tubone” (24 km totali di cui 11 nel tratto nord da Gorizia a Gradisca, e 13 in quello sud tra Gradisca e Staranzano), un percorso parallelo che convoglierà tutte le acque depurate al nuovo impianto di Staranzano, che sarà triplicato in grandezza e migliorato con le ultime tecnologie, divenendo punto di riferimento provinciale. Il tutto per la massima resa ambientale, ma con costi di funzionamento ridotti. Risultati fondamentali saranno anche la possibilità di trattare e depurare le acque di sfioro, e di diminuire sensibilmente la concentrazione di elementi quali fosforo e azoto all'uscita nella Baia di Panzano.
A lavori ultimati, poi, i due impianti di depurazione di Gorizia e Gradisca continueranno ad essere utilizzati come vasche d'accumulo e impianti di pre-trattamento. L'intero sistema sarà poi gestito da un sistema “esperto” (o Smart), unico nel suo genere in Italia e in grado di adeguarsi in modo intelligente alle condizioni meteorologie e idriche. Il costo dell'operazione? In totale 36 milioni e 390mila euro di cui 5.100.000 euro di finanziamento regionale. In queste settimane è in corso d'assegnazione l'appalto integrato per la redazione dei progetti definitivo ed esecutivo e per l'apertura dei lavori al depuratore di Staranzano, nella seconda metà del 2016, che avranno una durata complessiva di 900 giorni (terminando a fine 2019).
Contemporaneamente nei primi mesi del 2016 saranno indette due gare distinte per la progettazione definitiva ed esecutiva delle due dorsali sud e nord, con i lavori che saranno affidati nel 2017 e partiranno in parallelo, se tutto filerà liscio, a metà 2018. Anche in questo caso, l'inaugurazione è prevista entro il 2020. (m.b.)
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