Con Rovatti alla ricerca di quel velo di sobrietà che l’Italia ha smarrito

di Marco Pacini
Siamo tutti un po' Schettino? Un po' sì, forse. Perchè «questo capitano è l'emblema del nostro strano Paese, non è un matto, uno che di colpo ha perso la testa, anzi rappresenta una certa normalità, un modo d'essere abbastanza diffuso(...), il suo comportamento, i suoi gesti, le sue parole non sono una variabile impazzita, dovremmo piuttosto ammettere che sono lo specchio di una parte di noi e insomma hanno un'aria di famiglia».
Su “quella nave così emblematica” - come recita il titolo di uno dei brevi brani di questo libro che stiamo sfogliando - ci siamo un po' tutti. E siamo naufraghi e “schettini” insieme, piccoli eroi per caso e turisti del disastro, furbi e censori.
Cambiamo scena, con un salto indietro di qualche pagina. «Oggi la furbizia che convive con noi in una tranquilla simbiosi è un esasperato egoismo accompagnato da un esasperato narcisismo, insieme individuaslitico e organizzato in una cultura che è tuttora dominante. Il cosiddetto “prossimo”, insomma chi ci sta vicino, si divide in due categorie: quelli della cerchia che condividono quasi omertosamente la furbizia e tutti gli altri che non sono oggetto di amore, ma di indifferenza, quasi fossero ostacoli da aggirare, anzi da raggirare».
Stop, prendiamo fiato. Perchè ci sentiamo scomodi tra queste righe. Eppure qualcosa ci dice di continuare. Si è già insinuato il dubbio che non esista un “noi” e un “loro”. “Noi” spettatori, vittime, indignati, di fronte allo spettacolo quotidiano del degrado civile e morale, del furto sistematico, del privilegio che offende. E “loro”: i “tutti ladri”, “tutti uguali”.
Proviamo a capire, piuttosto che chiamarci fuori. E qualcosa ci dice che lo sguardo che questo libro ci invita ad adottare può aiutarci.
Già, ma di che libro si tratta? È la domanda che il lettore si stava forse già facendo quando, a pagina 13, è lo stesso autore che lo invita a porsela. Conosciamo il titolo naturalmente (“Un velo di sobrietà" di Pier Aldo Rovatti, Il Saggiatore, pagg. 231, euro 16). E il sottotitolo dovrebbe togliere ogni dubbio: “Uno sguardo filosofico sulla vita pubblica e privata degli italiani".
Un libro di filosofia, allora? Non proprio, se non come modo di guadare i fatti e soprattutto di sceglierli, come ci suggerisce Rovatti seminando indizi nella sua premessa. Un libro di storia contemporanea? In un certo senso, anche se lontano da quel "canone". Un pamphlet frutto di una raccolta di scritti giornalistici? Sì, in senso tecnico lo è. Ma non basta.
Ecco, è piuttosto un libro di etica. Le scene della nostra vita pubblica e privata che Rovatti seleziona e seziona con lo sguardo insieme “ritardatario” e preveggente del filosofo, questa volta fanno parte di un arco temporale che va dai primi passi del governo Monti (da qui la parola sobrietà nel titolo) all'ottobre del 2012. Ma il libro è preceduto da altri due, anch'essi frutto di rielaborazioni di editoriali scritti da Rovatti per "il Piccolo": "Etica minima" e "Noi, i barbari", entrambi editi da Cortina.
E se questi nuovi “scritti corsari” (il riferimento dell'autore a Pasolini è esplicito) hanno le loro radici nella parola etica, seppur minima, in realtà non se ne sono mai discostati.
Spostando il suo sguardo dalla politica di Palazzo al mondo del lavoro, dalla cronaca alla cultura, dalla scuola all'informazione, Rovatti ci invita pagina dopo pagina a compiere un esercizio in cui il “che cosa” riguarda l'etica - quell'etica minima che dovremmo sistemare sempre nella cassetta degli attrezzi che usiamo per il nostro mestiere di cittadini - e il “come” riguarda la filosofia. Che in questo contesto significa «essenzialità», «rallentamento nella fretta di concludere, di additare subito nuovi orizzonti di trasformazione in uno scenario che invece è opaco, quasi impermeabile».
Un modo di guardare e di guardarci, in definitiva, che spazza via i clichè e ci mette in gioco, facendoci vedere che il confine tra il palcoscenico e la platea non è poi così netto. Perchè se «nessun velo di sobrietà riesce ad attutire l'impatto con le ruberie e la corruzione di chi ci dovrebbe amministratore», dovremmo anche sospettare che «non si tratta di episodi abnormi e isolati, si tratta piuttosto di un trend culturale complessivo, una "cultura effettiva", per quanto possa apparire spiacevole ammetterlo, nella quale oggi ci troviamo. Anzi, siamo sprofondati in tale cultura, nel suo colmo si direbbe. E allora dobbiamo farci molte domande e chiederci anche quanto abbiamo fattivamente contribuito ad alimentare o almeno quanto, spesso tollerandola, ci siamo astenuti dal contrastare la legittimità».
L'esercizio non è resa. Ma non è nemmeno solo indignazione di fronte alla “cultura del nulla” verso cui si alzano gli anatemi di autorevoli esponenti della Chiesa – come ricorda Rovatti in uno dei suoi scritti – con moti di indignazione che chiamano in causa un “disastro antropologico”. «L'indignazione della denuncia è già qualcosa, anche se arriva tardi. - scrive Rovatti - Ma senza il passo successivo, cioè senza accorgesi che la cultura attuale è un territorio complesso, tutt'altro che vuoto, bensì pieno di nuove trappole che catturano i nostri desideri in un dispositivo molto raffinato, che è percorso anche da esperienze di soggettività a loro volta irriducibili ai consueti cliché, continueremo a ripetere che il nulla sta trionfando e ci voteremmo a una duplice disfatta: ideale e politica».
Non c'è la Verità, non c'è la Soluzione. C’è la filosofia, «cenerentola dei saperi nel mondo tecnico e scientifico, che può partecipare al gioco e portare a casa qualcosa da masticare». C'è l'esercizio costante del pensiero, della sottrazione di quel “quasi nulla” che è la nostra soggettività (cito da uno dei brani più belli del libro, pagina 41) alla logica mercantile del valore di scambio. «Cosa significa soggettività? O megli a cosa “serve”? - si chiede l'autore -. Si può rispondere in molti modi. Ma, se vogliamo essere spicci serve a dare un qualche senso alla nostra esistenza. Togliete questo senso (…) questo “quasi nulla”, e non capirete niente di quanto sta accadendo nel grande contesto degli eventi storici, così come nel piccolo contesto della vostra vita sociale e perfino nel minuscolo spazio del vostro “foro interiore”».
marpaxi
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