Concessioni ferme e traffici in stallo la tempesta perfetta per Portorosega

Tutto bloccato per i nodi irrisolti di MarterNeri e Compagnia Filt-Cgil in allarme: «Alcuni lavoratori scappati a Trieste»
Giulio Garau
Bonaventura Monfalcone-27.02.2018 Porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-27.02.2018 Porto-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



I ritardi dell’avvio del piano di riorganizzazione per le nuove concessioni stanno creando uno stallo dei traffici in porto a Monfalcone. Una situazione molto pesante per lo scalo che si trova ad affrontare non soltanto la crisi economica e le difficoltà dovute alla pandemia, ma anche la mancanza di navi e di lavoro in banchina.

Disarmante il quadro dei movimenti in porto di questi giorni preparato dalla Capitaneria. Nessuna nave in rada, come accadeva nei momenti migliori, banchine semivuote. Presenti due o tre navi (una con le gru della Fincantieri), una di cellulosa. C’è anche una carica di automobili, poi in arrivo solo tre imbarcazioni con bramme, cereali (per la Casillo) e cellulosa. Il quadro delle concessioni sembra non sarà chiaro prima della fine di maggio e sia il sindacato che l’impresa dell’articolo 17, la Alto Adriatico (che fornisce manodopera alle altre imprese), lancia un grido di allarme e chiede di fare presto. Ma ci sono anche altri segnali poco confortanti: diversi lavoratori si stanno spostando a Trieste, verso la piattaforma logistica dove i tedeschi che gestiscono la concessione hanno lavoro e soprattutto pagano molto bene: 3-400 euro in più di Monfalcone.

«In porto adesso il lavoro è poco, per non dire nullo – spiega il segretario della Filt-Cgil Saša Culev – e purtroppo il momento è molto complicato. Da una parte c’è la crisi economica dovuta alla pandemia, dall’altra la mancanza di un asset deciso per il porto. Una tempesta perfetta. E intanto qualcuno comincia a scappare. Due gruisti hanno lasciato la Compagnia portuale per la piattaforma logistica, poi ho sentito che altre 8 persone hanno chiesto di andar via. Bisogna fare chiarezza prima possibile sulla situazione di Monfalcone, mettere una lente di ingrandimento sullo scalo. Purtroppo non c’è più il segretario dell’Autorità di sistema, Mario Sommariva. Speriamo che la situazione si chiarisca entro maggio».

Una situazione complicata quella delle concessioni. L’Autorità di sistema ha già varato il piano di riorganizzazione, ancora a dicembre. Ma poi c’è stato il ricorso della MarterNeri al Tar contro il piano. Il Tar ha dato ragione all’Authorithy che comunque ha deciso di “discutere” lo stesso con MarterNeri che nel frattempo è stata rilevata dal gruppo logistico italianop F2i.

E a complicare ulteriormente il quadro è stata la trattativa per l’acquisto da parte di F2i anche della Compagnia portuale. Una trattativa che sembra sia stata conclusa, gli atti sono stati firmati, manca da perfezionare i dettagli che si sa in questi casi non sono affatto banali. Fino a quando il quadro non sarà completo (a Monfalcone operano 4 imprese, Cetal, Midolini, MarterNeri e Compagnia portuale, queste ultime con le aree contigue) non sarà possibile partire con le concessioni e la distribuzione di aree, spazi e capannoni.

Con un interrogativo non di poco conto: cosa accadrà con la presenza di due imprese articolo 18 in porto con la stessa proprietà? La legge dei porti per questioni di concorrenza non permette queste situazioni. Come si risolverà? Un bel rebus, come un domino in cui non si riesce a mettere a posto le tessere: dal movimento di una dipende la sorte dell’altra. «Il problema è che senza concessioni e certezze su spazi, magazzini e tettoie a disposizione nello scalo per un’impresa è difficile andare a cercare traffici, navi, pensare di firmare contratti – aggiunge il presidente dell’impresa Alto Adriatico, Mitter Mandolini – perché non sai che tipo di offerta puoi garantire. E come se non bastasse ora c’è anche la crisi innescata dalla pandemia con il calo dei traffici. Il settore tra i più colpiti è quello dell’automotive: per noi una tragedia visto che è il traffico in cui serve di più manodopera e quindi garantisce lavoro».

Anche l’impresa Alto Adriatico in questi giorni è bloccata e soffre particolarmente la mancanza di lavoro.

«In questi giorni c’è stato solo un traghetto – conclude Mandolini – e su 66 persone in organico (una decina tra è stata assunta di recente) hanno lavorato in 10-15, non si è arrivati a 20. Il settore dell’auto è calato del 40%, sta soffrendo anche il siderurgico. Speriamo che entro maggio sia risolto il contenzioso innescato da MarterNeri e ci sia anche più chiarezza per la Compagnia portuale. Bisogna partire con le concessioni». —

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