Confini con la Croazia “difesi” dai blindati: su Lubiana piovono le critiche delle Ong

TRIESTE La militarizzazione dei confini con la Croazia per bloccare la nuova ondata di migranti lungo la cosiddetta rotta balcanica, schierando addirittura mezzi blindati, sta suscitando non poca perplessità e critiche in Slovenia. Senza dimenticare poi gli ulteriori 40 chilometri di rete che saranno installati lungo il limes e per i quali il governo spenderà 4,5 milioni di euro che andranno nelle tasche della serba Legi-Sgs: è questa l’azienda che ha vinto la gara d’appalto sbaragliando la concorrenza di ben cinque produttori sloveni i quali, peraltro, non hanno finora interposto alcun ricorso sulla regolarità dell’assegnazione della commessa.
La decisione su entrambi gli ordini (la gara d’appalto era divisa in due ndr) è stata pubblicata il 9 luglio ed è diventata definitiva il 20 luglio. «Il contratto dovrebbe essere firmato questa settimana. Immediatamente dopo partiranno i lavori, in modo che tutte le condizioni per iniziare la posa in opera siano soddisfatte entro la fine di luglio. Il ministero degli Interni e la polizia decideranno quindi quando e dove saranno collocati gli aggiuntivi 40 chilometri di barriera», hanno comunicato dal ministero. Il contraente fornirà la recinzione a ritmi regolari, ma è altresì tenuto a rispettare gli standard minimi stabiliti nella documentazione di gara, vale a dire: deve essere in grado di garantire la disposizione di almeno cento metri di recinzione al giorno, 700 metri a settimana e da 3000 a 3100 metri al mese. La recinzione sarà montata dal genio militare e dagli uomini della polizia.
L’improvvisa “reazione” della Slovenia al flusso di migranti che sta costantemente crescendo è giunta il giorno successivo all’intercettazione da parte della polizia confinaria di un gruppo di accampamenti nell’entroterra di Ilirska Bistrica che ha portato per Lubiana al fermo di ben 122 clandestini i quali, come confermato dal ministero degli Interni, sono stati prontamente riconsegnati agli agenti di confine della Croazia (Paese da cui provenivano) salvo cinque minori non accompagnati per i quali sono scattate le procedure di accoglienza in strutture protette.
Tuttavia un portavoce dell’Esercito della Slovenia smentisce che i rinforzi militari siano da collegarsi a quel particolare caso, bensì a una più generale azione di affiancamento alle forze di polizia per combattere il fenomeno dell’ingresso illegale nel Paese. Sull’uso dei blindati militari poi la polizia sostiene che «nella parte operativa, si incontrano alcune aree che sono difficili da percorrere anche con veicoli fuoristrada. Ciò (l’uso dei blindati ndr) garantirà maggiore mobilità nella protezione delle frontiere». Dal punto di vista normativo poi è stata ancora la polizia a spiegare che l'uso di veicoli blindati è consentito in conformità con una decisione del governo dell'ottobre 2015, in base alla quale l’Esercito può fornire nella sua assistenza al controllo dei confini di Stato, anche con i propri mezzi materiali e tecnici tra i quali rientrerebbero per l’appunto anche i blindati e i droni.
Il traffico dei clandestini, a detta del ministro degli Interni Boštjan Poklukar viene gestito da una rete di associazioni criminali. E nelle ultime 24 ore proprio nella zona di Capodistria sono stati bloccati, al confine con la Croazia, altri 59 migranti. Appare dunque chiaro dalle dichiarazioni ufficiali che oramai per la Slovenia non si tratta più di migranti che arrivano lungo la rotta balcanica, bensì di clandestini ai quali difficilmente le forze di polizia slovene concedono il diritto di asilo: tendono invece a rispedirli immediatamente in Croazia oppure, come sostengono alcune fonti, fanno finta di non vedere i gruppi più piccoli che raggiungono così i confini con l’Italia.
Contro questa politica dunque si sono schierate anche le Ong che lavorano nel settore della migrazione in Slovenia. Katarina Bervar Sternad, direttrice del Centro legale e informatico delle Ong-Pic, avverte che tali misure creano la percezione dell’introduzione di un vero e proprio stato di emergenza. «Il governo - dichiara al Dnevnik di Lubiana - sta cercando di dimostrare che fa di tutto per proteggere i cittadini che abitano lungo il confine, dimenticando il danno a lungo termine tutto ciò provoca. La soluzione della crisi dei rifugiati dovrebbe cominciare con un approccio strategico al problema, migliorando tra l’altro il sistema di asilo non funzionante nei Paesi sulla rotta dei Balcani, piuttosto che dissuadere le persone dal cercare protezione con veicoli blindati e creando così panico». —
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