Consegna dei pasti a domicilio Una partita da 268 mila euro
Marco Bisiach
Gli ultimi mesi, pesantemente segnati anche a Gorizia dall’emergenza coronavirus, non hanno fatto che acuire le situazioni di crisi e di difficoltà economica e sociale che già potevano osservarsi prima della pandemia.
Di qui, le crescenti domande di aiuto ricevute dai servizi sociali del Comune e un impegno sempre più rilevante anche per ciò che riguarda la distribuzione dei pasti a domicilio. Un servizio che il Comune ha affidato per tutto l’anno alla cooperativa Camst, con un impegno di spesa dell’importo di 268.254 euro. Solo nel mese di maggio sono stati somministrati agli utenti paganti pasti per 14.960 euro per la precisione, come risulta dall’elenco dei nominativi degli utenti serviti che è stato valutato e verificato dagli uffici del municipio prima di licenziare la spesa.
Quello dei pasti consegnati e serviti a domicilio è uno strumento fondamentale a disposizione del Comune per sostenere soggetti in difficoltà, dal punto di vista strettamente economico ma anche sociale, dato che il cibo assieme ad un tetto sopra la testa rappresenta un’esigenza primaria e imprescindibile per tutti i cittadini. E in Comune sono consapevoli che l’impegno richiesto per soddisfare le domande di chi si trova in stato di necessità, è probabilmente destinato a crescere ancora.
«Le richieste di aiuto, economico ma anche materiale come in questo caso con il servizio dei pasti a domicilio, sono cresciute per diversi motivi – spiega l’assessore comunale al Welfare Silvana Romano -. Da un lato ci sono i problemi economici di chi ha perso il lavoro, o ha dovuto interrompere la sua attività a causa della pandemia, ma dall’altro ci sono anche le situazioni di tutte quelle persone, anziani e malati in primis, che durante il lockdown non potevano uscire di casa o raggiungere i parenti da quali erano soliti andare a mangiare. Ecco, il nostro timore è che molte di queste fragilità non diminuiranno, nei prossimi mesi».
Il perché è presto spiegato. «Dal punto di vista sociale il Covid lascerà strascichi a medio e lungo termine, il difficile deve ancora venire – spiega ancora lRomano -: non aver lavorato in questi ultimi mesi non incide tanto nell’immediato, quanto nel prossimo futuro, e ci stiamo preparando all’urto di tante povertà emergenti in autunno o in inverno».
Servirà, insomma, uno sforzo eccezionale come quello già dimostrato in questi mesi. «Il mio settore è stato eccezionale, e voglio realmente ringraziare tutti i dipendenti per ciò che hanno fatto – conclude l’assessore al Welfare -. Ad eccezione di pochi casi, nessuno si è messo in smart working ed è stato sempre presente per aiutare chi aveva bisogno, e lo stesso discorso vale per i servizi educativi, con dipendenti che hanno timbrato anche alle 5.45 del mattino per garantire l’avvio dei centri estivi». —
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