Consorzio fra hotel per gestire la Diga? «Fuori dalla realtà»

Lipanje (Federalberghi): «Impensabili nuovi investimenti» Lanci (Promotrieste): «Hanno già fallito in troppi»
Di Fabio Dorigo
Silvano Trieste 08/05/2012 Viste su Trieste e Antica Diga
Silvano Trieste 08/05/2012 Viste su Trieste e Antica Diga

«Ho letto. Ho letto. Cosa vuole che le dica. Una bella idea. Bella ma impossibile. La vedo molto difficile. Con quali soldi poi...». Cristina Lipanje, presidente provinciale di Federalberghi, sorride disperata. Ad Antonio Paoletti, presidente emerito della Camera di commercio e di Ttp (Trieste terminal passeggeri), le buone idee non mancano. Il Parco del Mare è il monumento triestino delle belle idee. Incompiute. L’ultima è quella di dare in gestione l’Antica Diga a un consorzio di albergatori in modo che lo storico stabilimento balneare al largo di piazza Unità diventi il “bagno” degli hotel del centro di Trieste. Nessuno ci aveva mai pensato prima. O quasi. «È un’idea vecchia - dichiara Guerrino Lanci, albergatore e presidente di Promotrieste -. Non so cosa dire. Il consorzio tra gli albergatori esiste già. Non conosco la situazione in cui versa l’Antica Diga. Bisogna costruire un conto economico e capire come mai le gestioni precedenti non hanno funzionato. Non vedo come gli albergatori possano riuscire dove altri hanno fallito a ripetizione». Non è sufficiente, ovviamente, promettere un contributo pubblico, magari della stessa Cciaa, per il servizio navetta dal molo Audace. «Gli albergatori di Trieste tra crisi e tasse non se la passano benissimo in questo momento. Pensare a investimenti del genere non è realistico» spiega Lipanje. È una questione anche di cultura. «A Trieste non ci sono precedenti di albergatori che gestiscono anche stabilimenti balneari. È una tradizione tutta da inventare» aggiunge Lanci. Ed è vero. «I turisti non vengono qui per andare al mare. In un anno solo 5 o 6 persone mi chiedono dove possono fare un bagno. Non credo che offrire un lettino faccia la differenza» insiste la presidente di Federalberghi. Come dire: è un discorso complicato. Bisogna partire dalla promozione turistica. «Nessuno sa, o quasi, che Trieste è una città balneare - continua Lipanje -. La gente si ferma al massimo due o tre giorni. Non viene per prendere il sole. Bisogna fare una promozione di questo tipo. In questo momento è rischioso lanciarsi in un’iniziativa del genere. Non so chi potrebbe farlo». La convenzione con la Diga è già stata tentata in passato, ma senza successo. «Il problema è che non si sa mai se apre e per quanto resta aperta. È una situazione complicata» dice Lanciai. Andare al “bagno”, non pare una grande idea.

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