Controviale intitolato a Carlo e Guido Hugues «Storia da ricordare»

Cornice inconsueta e diversa dal passato, quest’anno, per la cerimonia di commemorazione della “Seconda redenzione”, ovvero di quel 16 settembre del 1947 che vide il termine del Governo militare alleato dopo la Seconda guerra mondiale, e la definitiva riconsegna di Gorizia all’Italia. Solitamente ad ospitare la manifestazione era il Parco della Rimembranza, mentre nel tardo pomeriggio di ieri la cerimonia si è svolta sul controviale di corso Italia, all’angolo con via 9 Agosto.
E questo perché il Comune ha scelto questa data per intitolare il controviale all’agronomo Carlo e allo storiografo Guido Hugues, esponenti di spicco di una famiglia importante nella storia della città, concretizzando così la proposta che già in passato più volte era stata avanzata dal consigliere comunale di Cambiamo con Toti Rinaldo Roldo. «Quella del 16 settembre è una data importante per la città, da ricordare e conoscere – ha detto il sindaco Rodolfo Ziberna, che ha presenziato alla cerimonia assieme alle principali autorità, tra i quali il prefetto Marchesiello –. La mia speranza è che i giovani possano conoscere la storia del territorio in cui vivono, a Gorizia come altrove».
Proprio qui trova significato l’intitolazione di ieri (la scelta è caduta sul controviale perché qui, al civico 58 di corso Italia, si trovava la casa della famiglia Hugues), che vuole omaggiare appunto due figure che tanto lustro hanno dato al territorio in cui hanno vissuto. Se Rinaldo Roldo ha ripercorso la lunga strada che ha portato, burocraticamente parlando, all’intitolazione, la storica Antonella Gallarotti ha tracciato un breve profilo di Carlo e Guido Hugues, prima che gli eredi della famiglia scoprissero la tabella collocata all’inizio del controviale. Così da oggi chi passeggerà nel “salotto buono” della città, si chiederà chi fossero i due uomini di cui quello scorcio porta il nome. Carlo Hugues, piemontese d’origine stabilitosi poi in Istria a fine’800 e trasferitosi definitivamente a Gorizia a inizio Novecento, fu agronomo di fama internazionale, operò in Trentino e poi fu chiamato in Istria a dirigere la Stazione sperimentale eno-pomologica.
Il figlio Guido invece fu prima avvocato e poi, ritiratosi a vita privata nel 1937 per incompatibilità con il regime fascista, si dedicò alla storiografia. Presidente di zona a Gorizia nel periodo del Governo militare alleato, tra il 1945 e il 1947, assieme ad Angelo Culot si battè per l’italianità di Gorizia e per l’autonomia del Friuli, venendo eletto anche alla presidenza del Movimento popolare friulano per l’autonomia regionale nel 1949. —
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