Cormons, chiuse 57 imprese in un anno

CORMONS. Malissimo l’agricoltura. Bilancio all’insegna dei segni “meno” anche per il commercio, la ristorazione, il settore edile.
Cormòns soffre. Gli ultimi dati della Camera di commercio relativi all’andamento dell’economia nella cittadina collinare sono drammatici. E non si discostano (purtroppo) da quelli di tutta la provincia.
Chiusure
in serie
Nell’arco del 2012 hanno cessato l’attività 57 imprese mentre ne sono nate 32: un dato insufficiente a compensare l’alta mortalità. I numeri peggiori si registrano nel comparto agricolo dove, secondo i dati Stockview-Infocamere, si sono registrate 14 cessazioni e solo 3 iscrizioni. Non ride nemmeno il comparto delle costruzioni che registra 4 aperture a fronte di ben 9 chiusure: come a dire, apre un’attività e ne chiudono contemporaneamente due. Si potrebbe continuare con il settore dei servizi (un’apertura, tre chiusura), con le attività manifatturiere (2 iscrizioni che non compensano le 4 cancellazioni) e con le attività professionali, scientifiche e tecniche (nessuna apertura, tre chiusure). Come si può ben vedere, in tutti i casi a dominare è il segno “meno”: la crisi morde ancora e non si vedono ancora spiragli di una ripresa, come hanno ripetuto sino allo sfinimento i sindacati.
Commercio
in ripresa
Qualche segnale di ripresa per il commercio dove, dal primo gennaio ad oggi, hanno aperto 8 nuove serrande: sei negozi e due attività di commercio on-line. Il bilancio 2012, secondo la Cciaa, non era stato, invece, positivo. A Cormòns, in dodici mesi, avevano cessato l’attività 15 esercizi del commercio contro 8 iscrizioni: va precisato che i numeri che abbiamo preso in considerazione per la stesura di quest’articolo comprendono sia i negozi tout court che le attività all’ingrosso. Dati tutt’altro che esaltanti.
Cormòns, per il resto, è perfettamente in linea con ciò che succede nel resto della provincia. In questo senso, l’andamento commerciale dell’intero Isontino va perfettamente su misura del microcosmo della cittadina collinare. Guardando alla tipologia di negozi ed esercizi risultano in calo significativo in tutta la provincia le attività non specializzate con prevalenza di prodotti alimentari e bevande, i negozi di frutta e verdura, di abbigliamento, di elettrodomestici. L’abbigliamento ebbe uno sviluppo persino spropositato negli anni passati: erano spuntati negozi come funghi costruiti su misura (ci riferiamo soprattutto a Gorizia-città) per la clientela slovena. Oggi che i compratori sloveni si rivolgono altrove, molti esercizi chiudono i battenti perché non riescono a «riconvertirsi».
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