Coronavirus, matricole in aula all’Università di Trieste

TRIESTE L’ombra del contagio non ferma l’Università in presenza. Almeno all’Ateneo di Trieste, dove le porte delle aule restano spalancate per chi fa attività di ricerca, per i tirocini e per chi frequenti il primo anno delle lauree triennali o di quelle specialistiche.
«La nostra decisione è stata quella di andare avanti con tutte le attività che non fossero vietate dal Dpcm del 3 novembre – spiega il rettore Roberto Di Lenarda, che ha trascorso gli ultimi mesi a elaborare la miglior strategia per garantire una percentuale minima di insegnamento dal vivo, anche sotto il fuoco incrociato della pandemia. – Il decreto obbliga a interrompere le lauree e gli esami in presenza, ma offre la possibilità di fare ricerca e di frequenza al 100% per le matricole. Noi abbiamo voluto usufruire di questa clausola, senza arrenderci a una chiusura totale. Siamo convinti che, a prescindere da tutto, i corsi dal vivo e il confronto restino l’essenza dell’università e dell’insegnamento».
Niente chiavistelli su porte e cancelli, allora, almeno per il momento. Piuttosto, un reticolato di norme e disposizioni che faccia da bussola a matricole e personale all’interno delle strutture.
Chi è iscritto al secondo o al terzo anno non è stato del tutto escluso dalla vita d’Ateneo. Restano infatti attivi i servizi della biblioteca, delle mense e delle aule studio. Dopotutto, Di Lenarda è convinto che gli spazi universitari siano sicuri, anche grazie al milione di euro e più che l’Ateneo ha investito per rendere le aule dei piccoli baluardi contro la diffusione del virus. Parte di quei fondi sono stati spesi anche per rispondere alla sfida della didattica a distanza, con nuovi computer e una banda larga abbastanza potente per reggere i ritmi dettati dalle lezioni in rete.
Una percentuale è stata poi destinata allo sviluppo della app #Safety4all, un sistema di tracciamento concepito su misura per l’Ateneo di Trieste che permette di ricostruire tutti gli spostamenti di chiunque varchi la soglia. Come viene specificato sul sito di Units, le matricole che vogliano prendere posto nelle aule devono aver scaricato sullo smartphone questa applicazione. A svilupparla è stata l’azienda Eilo e il punto forte è che rende possibile la prenotazione della propria sedia in classe nei corsi che lo studente abbia diritto di frequentare e offre una mappatura dei posti liberi nelle aule di studio.
«Quando abbiamo cominciato a porci il problema non esistevano applicazioni già pronte. Lo sviluppo di un’app che aderisse ai nostri specifici bisogni ha richiesto tempo, c’è voluta pazienza per incrociare tutte le informazioni». Ma adesso tutto sembra filare liscio. E quando si arriva in Università, l’inquadramento del QR Code consente la registrazione automatica di ognuno in un database. In caso di persona positiva al coronavirus, anche a distanza di diverso tempo, è dunque possibile ricostruirne i singoli spostamenti. «È un modo efficiente di contribuire al controllo. Anche per questo mi sento di dire che all’interno delle nostre strutture la situazione è sicura – conclude Di Lenarda. – I dati confermano che abbiamo ragione: non risultano contagi avvenuti in Università. Ci sono stati casi di positivi, ma si tratta di persone contagiate al di fuori degli spazi universitari». —
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