Corridoio doganale per i container

Le operazioni potranno spostarsi a Fernetti per liberare spazi sul Molo VII

Un “corridoio” che sposti le operazioni doganali per i container sbarcati in porto a breve termine negli interporti di Fernetti e di Cervignano e successivamente direttamente a Villaco, Vienna e Monaco di Baviera, lungo le principali rotte intermodali che seguono le merci che passano da Trieste. Per la sua rapida realizzazione sta premendo in particolare l’Associazione degli spedizionieri del porto al contrario di quanto accade in Liguria. Le imprese di La Spezia, Genova e Savona infatti si oppongono alla sperimentazione già partita in quella regione che prevede di sdoganare direttamente a Piacenza, nel centro logistico di Ikea, le merci dirette al colosso commerciale svedese che vengono sbarcate appunto nei tre porti liguri. «Si rischia una desertificazione dell’indotto portuale e delle attività a valore aggiunto connesse», hanno denunciato. Gli spedizionieri doganali dei porti temono di perdere lavoro.

«Forse è l’opinione anche di qualche triestino, ma certamente non della nostra categoria - spiega il presidente degli spedizionieri locali Stefano Visintin - in Liguria il problema nasce sostanzialmente perché si va a operare in un magazzino doganale privato, ma sul versante alto-adriatico non sarà così. Stiamo premendo sull’Agenzia delle Dogane e speriamo di poter fare entro l’anno le operazioni di sdoganamento direttamente all’interporto di Fernetti e subito dopo anche a Cervignano e a Pordenone. Ciò - continua Visintin - porterebbe indubbi vantaggi al movimento commerciale: i container praticamente non stazionerebbero più sul Molo Settimo dove oggi si fermano per giorni in attesa della visita doganale intasando i piazzali. In questo modo, in attesa che vengano portate a termine le operazione di ampliamento della banchina che purtroppo porteranno via anni, i traffici potranno comunque aumentare da subito». L’obiettivo finale come detto è di fare lo sdoganamento il più vicino possibile ai luoghi di destinazione della merce, in particolare a Vienna e a Monaco, ma per arrivare a questo stadio servono logicamente anche gli accordi internazionali. (s.m.)

Riproduzione riservata © Il Piccolo