Corsa contro il tempo per il recupero di Villa San Carlo

Infiltrazioni d’acqua rischiano di compromettere l’edificio che interessa al Ccm per realizzare la seconda sede 

Luca Perrino / RONCHI

Villa San Carlo che è in rovina attende di essere rimessa a nuovo e valorizzata. È una delle priorità, ora, a Ronchi dei Legionari e questo grazie ad una sinergia tra amministrazione comunale e Consorzio culturale monfalconese. L’ente presieduto da Davide Iannis è alla ricerca di una seconda “casa”, dopo villa Vicentini Miniussi, e tra le strutture in ballo c’è proprio l’antica dimora di piazza dell’Unità d’Italia, assieme alle altre che sono al vaglio di un apposito comitato tecnico.

Di quest’operazione il sindaco, Livio Vecchiet, ne ha parlato con il presidente della giunta regionale, Massimiliano Fedriga, durante una visita in città. Ma bisogna far presto, perché le condizioni della villa sono pessime. Nei giorni scorsi sono stati potati alcuni alberi del rigoglioso giardino, mentre, all’interno, si è provveduto a chiudere alcune finestre che erano state aperte durante le visite notturne dai ignoti. Le infiltrazioni d’acqua di questi mesi hanno fatto alzare alcuni pavimento in legno, mentre anche le scale che portano all’ultimo piano sono traballanti.

Il tetto tiene, ma all’interno i piccioni hanno trovato casa coprendo tutto di guano. Pareti interne e le scale in marmo che si sviluppano al pianterreno sono in buono stato, ma bisogna far presto per arrivare alla conclusione: restituire villa San Carlo ai ronchesi.

L’acquisto e il recupero di villa San Carlo, condiviso con il Consorzio culturale, è un tassello importante per ridisegnare il centro cittadino. «Il Ccm ha un contributo regionale per realizzare un centro unico per la conservazione del materiale bibliografico e documentale delle biblioteche e dei Comuni – ha detto Vecchiet – ma noi pensiamo anche di guardare oltre, acquisendo l’intera proprietà dell’Enel e concrettizzare la costruzione di un parcheggio e di un’area verde».

Fu costruita, nel 1835, dal conte Armando de Morè Pontgibaud che, assieme al fratello Alberto Francesco, dopo aver aperto a Trieste una ditta commerciale con il falso nome di Giuseppe Labrosse, acquistò, nel 1806, dagli eredi del suo amico, conte Antonio de Cassis Faraone, un’immensa tenuta nel rione di Santa Croce ma anche case e terreni a Vermegliano. —

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