Costa si congeda e punzecchia la città “rivale”
«I risultati che abbiamo raggiunto in questi otto anni sono troppo belli per essere raccontati». Così il presidente uscente dell'Autorità portuale di Venezia, Paolo Costa, il “papà” del porto offshore, ha sintetizzato la sua presidenza, nella conferenza stampa al termine dei mandati al vertice dello scalo lagunare. Costa non ha risparmiato qualche stoccatina a Trieste. «Anche se nessuno lo sottolinea a livello governativo - ha affermato - nel 2016 abbiamo visto uscire tanti treni quasi quanti Trieste, ma con un +46% e ulteriori capacità di crescita». Tra i dossier aperti, Costa ha citato appunto il terminal offshore («Venezia, Trieste e Capodistria devono ragionare insieme, nell'ottica delle potenzialità dell'Alto Adriatico»), la soluzione del passaggio delle crociere in Bacino San Marco («l'idea che non si può scavare in laguna è una delle più grosse fesserie»), ma anche il tema del mercato ro-ro con la Turchia che prevede per Trieste quello che Costa definiosce « un privilegio in base ad un decreto ministeriale del 1980».
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