COSTITUZIONE AL CAPOLINEA
Purtroppo, sepolto dai cumuli delle immondizie, è andato a spegnersi rapidamente un dibattito che sarebbe valsa la pena continuare: il dibattito stimolato dal sessantesimo anniversario della Costituzione Repubblicana, entrata in vigore il primo gennaio del 1948. Nell'approssimarsi della ricorrenza è stato il Presidente Napolitano ad avviare il dibattito.
Come si ricorderà egli ha stabilito un paragone fra una signora sessantenne e la nostra Costituzione, aggiungendo in sostanza che a sessant'anni una donna può ancora apparire, come si dice a Trieste, in ordine. Ma, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta più di apparenza che di sostanza (salvo che non sia intervenuto il chirurgo plastico). Pertanto, restando al paragone proposto dal Presidente, visto che interventi del genere non sono stati apportati alla nostra Costituzione, è fortemente da dubitare che essa porti bene i suoi sessant'anni.
Al riguardo quello che è venuto progressivamente alla luce è il limite di fondo della Costituzione del 1948, un limite che a molti dei padri fondatori apparve un pregio: il fatto cioè di fondarsi su un compromesso fra Chiesa Cattolica (non tanto dottrina sociale cattolica) e ideologia comunista. Il tema è stato riproposto alcune settimane fa sul maggior quotidiano nazionale a proposito di uno dei maggiori fra i padri fondatori (se non il maggiore), Giuseppe Dossetti. Si è ricordato infatti che durante i lavori dell'Assemblea Costituente egli era solito recarsi frequentemente oltre Tevere per ragguagliare le autorità vaticane su ciò che stava accadendo e in particolare a rassicurarle circa quello che era il loro maggiore interesse: conservare alla Chiesa cattolica quella condizione di privilegio all'interno della società italiana che le era stata riconosciuta dal Concordato mussoliniano del 1929. Per parte loro Dossetti ed altri cattolici vedevano il comunismo come l'onda del futuro, alla quale bisognava in qualche modo adattarsi per non esserne travolti. Per inciso, era un vecchio atteggiamento, questo: a partire da fine Ottocento infatti in Italia la Chiesa si era effettivamente adattata un po' a tutto ciò che era apparso sullo scenario politico: la democrazia, la società di massa, il nazionalismo, il fascismo.
Alla fine tutto andò com'era nei voti. Il Vaticano fu soddisfatto per l'articolo 7 (che riconosceva il Concordato) in cambio del quale accettò affermazioni e impegni -graditi a democristiani come Dossetti- in sintonia con le ideologie di sinistra.
Non è difficile individuarli. Per citarne i maggiori: la repubblica fondata sul lavoro, affermazione che non si trova nelle costituzioni liberali; la funzione sociale della proprietà privata, che nelle costituzioni liberali è invece legata alla libertà dell'individuo, il nocciolo duro di ogni forma di vita associata. E poi il principio per cui scopo della pena è la rieducazione del condannato, un principio molto in auge in Unione Sovietica, alla cui realizzazione erano stati create strutture come i lager e i manicomi psichiatrici. Per nostra fortuna il 18 aprile 1948 le elezioni sono andate come sappiamo: i lager dunque non li abbiamo visti, ma applicazioni quanto meno discutibili del principio sì e molte (e purtroppo continuiamo a vederle): a non pochi di coloro ai quali erano state inflitte severe pene detentive, è bastato battersi il petto per tre volte per vedersela cospicuamente ridotta.
Alla base della nostra Costituzione ci fu quindi un compromesso fra il cattolicesimo politico e la Chiesa cattolica da un lato e il comunismo dall'altro, un compromesso propiziato appunto da Dossetti, al quale per tutto il resto della sua vita -anche da prete o meglio da eminenza grigia- avrebbe continuato a dedicarsi. Ma ai margini di questo compromesso qualcosa fu dato anche alle tendenze conservatrici. Si pensi ai senatori a vita, un'eredità che risale a un tempo (già nel 1948) lontano nel quale la cosiddetta Camera alta era di nomina regia, un'eredità ottocentesca grazie alla quale l'attuale governo, più di una volta senza una propria maggioranza, non viene mandato a casa. E ancora, l'assillo di avere poteri forti, poteri cioè privi di controllo. A tal fine è stata sì proclamata la separazione dei poteri ma non la si è accompagnata al controllo reciproco fra i poteri. Un esempio lo abbiamo spesso sotto gli occhi: la magistratura italiana, che di controlli conosce soltanto una forma totalmente fittizia, cioè l'autocontrollo. Così si è visto che di politici non pochi sono stati presi a calci nel sedere; ed è capitato anche a un Presidente della Repubblica e a un presidente della Banca d'Italia. Ma non una volta che una sorte simile sia capitata a un, dico uno, magistrato, né di alto né di basso rango. Cosa vuol dire? Che tutti sono stati specchio di virtù? Penso che al riguardo nessuno metterebbe la mano sul fuoco.
Qualcuno potrebbe dire: visto cos'era, politicamente parlando, l'Italia postfascista, non c'era possibilità di far meglio, di dar maggiore coerenza alla Costituzione. Può darsi che quello sia stato l'unico compromesso possibile. E qualcun altro potrebbe aggiungere: se la Costituzione scritta non è stata un granché, quanto più conta è il fatto che c'è stata una Costituzione materiale, in particolare nella prima Repubblica, grazie alla quale un processo riformatore (che vuol dire in breve: meno iniquità e più diritti) è comunque andato avanti.
Tutto ciò però non toglie che oggi, a sessant'anni di distanza, possiamo riconoscere che nella vicenda costituzionale dell'immediato dopoguerra c'è stata una vittima illustre: il liberalismo. E' proprio ciò che ha tolto la linfa più vitale alla Costituzione italiana. Oggi ha compiuto sessant'anni ma ne dimostra anche più di quelli che ha. Per ridarle un po' di smalto non basta un qualche trattamento Collistar. Non basta affatto un po' di federalismo fiscale, qualche senatore o deputato in meno, qualche potere in più al Presidente del Consiglio. Ci vuol molto di più: per metterla a posto è da partire dai primi articoli non limitarsi al Titolo quinto. Fra gli intellettuali qualcuno oggi lo riconosce. Ma fino ad ora non si è visto in campo politico nessuno che abbia progetti del genere.
Non ci resterà allora che dire: se era bruttina, questa Costituzione, da neonata, figuriamoci cosa può essere oggi che ha sessant'anni. Non potremo dunque far altro che tenercela, magari girando la testa dall'altra parte? Se si trattasse di una donna, potremmo anche far così, anche se non sarebbe cortese. Il guaio è che parliamo della nostra Costituzione. E girare la testa dall'altra parte è un po' difficile.
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