«Criminalità, i giovani a rischio emulazione»

«Una delle cause che vanno ricercate all’origine di queste azioni a delinquere, come nel caso del delitto di strada per Longera, è anche l’abolizione dei confini. Abolizione che di per sé è una cosa positiva, molto importante, e lo sottolineo, perché consente la libera circolazione di persone e merci nell’Unione europea. La malavita, però, sfrutta questa situazione per le sue incursioni, appoggiandosi a basisti locali». È questa la prima parte dell’analisi che monsignor Ettore Malnati, vicario episcopale per il Laicato e la Cultura della Diocesi di Trieste, traccia sull’emergenza sicurezza in città.
«Arrivano da altri paesi bande che si collegano con basisti locali, vengono qui e poi fuggono nelle nazioni limitrofe, come Slovenia, Romania, Ungheria», aggiunge il religioso. Che, poi, sul coinvolgimento di giovani in azioni delinquenziali come avvenuto ad esempio per la rapina nella tabaccheria di viale D’Annunzio di lunedì scorso, sottolinea: «Nelle bande di ragazzi c’è molta emulazione. Il disagio giovanile viene sfruttato da persone più grandi, che cooptano i ragazzi e se ne servono per le loro bravate, per punire qualcuno o per mettere a segno furti e reati. E comunque fra i giovani - ribadisce Malnati - c’è tanta emulazione derivante da ciò che vedono e sentono in giro».
Il vicario episcopale per il Laicato e la Cultura della Diocesi triestina inquadra infine le sue riflessioni come elementi di quella che, spiega, «è un’analisi epidermica del vissuto delle persone. Basata su quello che sento dire da loro nella mia esperienza da “prete di strada”. La nostra non è una città più o meno cattiva rispetto al passato, ma prima vivevamo dentro una sorta di campana di cristallo».
Sulla questione generale interviene anche il sindaco Roberto Cosolini: «Penso che la sicurezza di una comunità è un bene che si coltiva - osserva il primo cittadino - e che non è mai garantito per sempre. Oggi a Trieste la sicurezza continua a essere a un livello molto elevato se paragonato a quelli di altre città italiane. Lo dico convintamente, e tutti ce lo riconoscono».
Come fare, dunque, a contrastare la criminalità? «Ogni focolaio - afferma Cosolini -, che può dipendere dai fattori più svariati come la microcriminalità, l’emarginazione sociale che la crisi attuale accentua, la caduta valoriale che può colpire in questa fase i giovani, va attentamente monitorato. In modo da attivare misure se possibile di carattere preventivo. Su questo credo tutti debbano lavorare: non c’è un’emergenza, ma bisogna prestare attenzione a questi segnali. Per il resto qui si cammina di sera in quasi tutte le zone della città tranquillamente, e sono rarissimi gli episodi spiacevoli che riguardano donne sole: ci sono invece città nelle quali non possono fare cento metri da sole. La situazione complessiva di Trieste è un bene, un bene - rimarca il sindaco - che va custodito». (m.u.)
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