Crisi di iscrizioni all’Università di Pola Si spera in medicina

POLA. Studenti neoiscritti disperatamente cercansi: ora a scarseggiare non è solo la manodopera nei settori turistico, commerciale, edilizio e sanitario, ma anche gli studenti. Alla sessione estiva, presso l’Ateneo istriano Juraj Dobrila di Pola se ne sono iscritti soltanto 439 mentre i posti liberi sono 1.345. Un numero sicuramente preoccupante anche se alla fine verrà rimpinguato ma non di molto, nelle due rimanenti sessioni. La tendenza al ribasso è presente ormai da diversi anni a questa parte e per questo motivo un anno fa era stata istituita anche una terza sessione onde arginare le falle.

Che spiegazione dare al fenomeno? Rispone la Prorettore prof. Nevenka Tatković dicendo che esso non colpisce soltanto quella istriana, ma un po’ tutte le università nel Paese. «Le cause sono molteplici - spiega - in primo luogo va ricercata nel calo del numero degli alunni delle scuole medie superiori determinato a sua volta dall’esodo delle famiglie all’estero». «Poi - aggiunge la docente - tante famiglie non sono più in grado di sobbarcarsi le spese per far studiare i figli lontano da casa. E poi c’è un terzo fattore sicuramente non trascurabile: il crescente interesse per le facoltà Stem (dall'inglese Science, Technology, Engineering and Mathematics ) come biomedicina, informatica e scienze tecniche che anche il nostro ateneo sta introducendo». «E poi - segnala ancora il prorettore Nevenka Matković - prossimamente apriremo la facoltà di medicina per la quale esiste un grande interesse tra i maturanti, per cui siamo fiduciosi per il futuro». La Prorettore tocca poi un tasto dolente, comune all’intera dimensione universitaria nel Paese, per il quale cresce il numero dei giovani che avendo le possibilità materiali, vanno a studiare all’estero. Vale a dire, gli scarsi investimenti per l’elevamento degli standard didattico–pedagogici. «C’e’ forte bisogno di gabinetti e laboratori didattici attrezzati e di aumentare le ore di lavoro pratico rispetto a quello teorico onde rendere l’insegnamento più dinamico e interessante», conferma Matković. —

P.R.

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