Da Klagenfurt con amore: la parabola di Peter, il “blogger” che promuove Trieste in tedesco

TRIESTE. A Trieste, ci era già venuto da piccolo, con i genitori. Ma tre anni fa Peter Hoffmann, originario di Klagenfurt, oggi cinquantenne, con la moglie ha deciso di acquistare una casa a Santa Croce. «Per noi della Carinzia, Trieste è più vicina alla nostra mentalità rispetto a Vienna». Così, metà dell’anno la passa nel capoluogo giuliano, di cui si è innamorato. È uno dei sempre più numerosi austriaci che decidono di investire sul territorio tempo e denaro.
«È una città giovane», esclama. Chi lo ascolta rimane perplesso. Giovane? Forse non ha letto le classifiche che piazzano Trieste tra le città più anziane d’Italia. Ma lui insiste: «Sì, io vado alla scoperta di attività che sono state avviate da persone giovani e qui ne trovo tantissime». E inizia l’elenco: Alexandros Delithanassis del Caffè San Marco, e ancora il proprietario di un hotel boutique dedicato ai turisti ciclisti, a Barcola. E poi la proprietaria di Combiné, eccetera eccetera.
Tutte attività che conosce di persona e raccoglie nel suo Triestissima.it. Sì perché, inizialmente lanciato come un gioco, Hoffmann, che ora si gode il meritato riposo – dopo aver affidato ai propri figli la sua azienda di gomme e meccanica – ha aperto un portale in tedesco dedicato ai suoi connazionali interessati a conoscere come lui questa zona.
È una delle sue principali occupazioni ora, assieme all’attività di consulenza che fa per un’azienda austro-americana incentrata sulle smart city. Il sito web è diventato una vera e propria fonte di informazioni utilissime a chi vuole visitare e vivere la città. Il concetto però va al di là del territorio giuliano. Hoffmann punta all’Alpe Adria, all’interazione tra i diversi luoghi di questa terra. «Credo sia molto importante lo scambio di idee – spiega –. Vorrei quindi iniziare a instaurare uno scambio di idee tra chi vive in Carinzia e chi vive qui».
«Trieste è viva – dice Hoffmann –, ci sono molte iniziative culturali, ogni giorno c’è qualcosa da fare». Il portale infatti ne è la prova. Grazie ai suoi post, invita subito l’internauta a innamorarsi della città. Le sezioni cui riferirsi sono tante. Ce n’è per tutti i gusti: “Dolce vita”, sport e poi una sezione che raccoglie gli eventi da non perdere e i luoghi consigliati dove poter fare shopping, dormire, mangiare, andare al mare, immergersi nel mondo dell’arte.
Ecco che si scopre così che chi cerca un’abitazione può riferirsi al giovane team di TriesteVillas. Chi desidera visitare una mostra può andare ad esempio da Marco Lorenzetti, titolare della galleria Mlz di via Galatti. Per un tuffo c’è poi il bagno Ausonia. Per l’oggettistica “Renditi Conto Shabby Chic”.
«Piccoli negozi, curiosità, artisti: voglio far conoscere Trieste spiegando che cosa poter fare qui non solo d’estate ma tutto l’anno», precisa. Per non rimanere con le mani in mano, ecco una sequela di eventi, che spaziano dal programma nella mondana Portopiccolo a quello che il Comune offre, se si parla di cultura, fino al 30 settembre. Fame? Ecco allora le osmize, i ristoranti e gli imperdibili caffè storici. Appena ne scopre uno, racconta in prima persona che cosa ci si aspetta. Con Delithanassis ha iniziato pure a collaborare, così come con altri imprenditori, soprattutto giovani del territorio.
Sui social, dove si può trovare una pagina di Triestissima.it, Hoffmann segnala anche gli autovelox attraverso informazioni puntuali, riportando le principali notizie dei media locali. Le richieste che riceve per consigli e informazioni da parte di stranieri sono circa trenta al mese, ma stanno aumentando sempre di più. «Per questo ho scelto anche di occuparmi sempre più seriamente del portale».
Peter ha mille idee, una dopo l’altra, ciascuna in settori diversi. «Vorrei ad esempio portare i ristoratori triestini in Carinzia per partecipare alla manifestazione culinaria “Giornate della cucina AlpeAdria”. E poi, perché no, «vendere anche qui le borse in pelle che realizza mio figlio con un amico: borse in pelle fatte a mano, le Haubentaucher bags. Perché anche mio figlio vuole venire a vivere qui».—
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