Da porta ad angolo della città: l’amaro declino di via Ghega

Il commercio tradizionale si sta spegnendo. Resistono i negozi cinesi low-cost e c’è chi punta tutto sull’annunciata pedonalizzazione della vicina via Trento
Foto Bruni 24.04.13 Negozi di Via Ghega e via Cellino-zona Stazione
Foto Bruni 24.04.13 Negozi di Via Ghega e via Cellino-zona Stazione

«Io spero che ’sto progetto di pedonalizzazione in via Trento lo facciano davvero, perché lavorare qui ormai è difficile». Francesco De Ruvo, professione barista, prepara il caffè nero e lo poggia sul bancone, l’espressione pensosa. Si sveglia ogni mattina prima dell’alba per tirare su la serranda del locale, alle cinque del mattino in punto. Lavora in una strada, via Ghega, che ha visto cambiare anno dopo anno: da porta d’ingresso della città, ricca di negozi, a zona di passaggio.

«Una volta qui era pieno di attività, soprattutto capi di vestiario - racconta -. Anno dopo anno hanno chiuso, sostituiti da negozi cinesi. Ora è difficile anche per me, la concorrenza dei loro bar è pesante. Io non ce l’ho con i cinesi, fanno il loro lavoro, ma è inutile negare il degrado di via Ghega». Il barista indica la stazione, poco lontano: «Qui una volta c’era il biglietto d’ingresso della città. Ora siamo periferia».

Il boom cinese

Bisogna spendere un po’ di tempo in via Ghega e dintorni per afferrare i caratteri della sua evoluzione. Le attività economiche sono varie, dal grande outlet alla pizzeria al taglio. Ma nel corso degli ultimi dieci anni la componente del negozio di vestiario gestito da cinesi è diventata predominante. Come nell’adiacente Borgo Teresiano, in questi negozi si trova un po’ di tutto: giacche, jeans, t-shirt a basso prezzo con su scritto “Gangnam Style” ma anche elettrodomestici e oggettistica fantasiosa.

La clientela non manca: in tempo di crisi c’è chi preferisce perdere un po’ più tempo fra gli scaffali e risparmiare qualche euro. «Io frequento anche negozi di marca - spiega una signora appena uscita da un esercizio cinese -, ma qui so che posso trovare dei capi eleganti e portabili per metà del prezzo. Solo che è uno su cento, per cui bisogna armarsi di pazienza e cercare». Un’altra donna butta un occhio alle merci e dice: «I prezzi sono buoni, ma alla fin fine penso sia meglio privilegiare la qualità». Dopodiché si infila in un altro negozio.

Le chiusure

Ma gli affari non vanno bene per tutti. Sono numerose in tutta la via le serrande chiuse. All’angolo con via Trento si vede ancora l’insegna di Bernardi, storico negozio che ha concluso la sua attività. È in chiusura anche il negozio di scarpe del signor Masella, a fianco al conservatorio Tartini. «A dire la verità ho deciso di godermi la pensione dopo 54 anni di attività», spiega il titolare aggirandosi tra gli scaffali prossimi all’esaurimento. «Non posso lamentarmi per come andavano gli affari, ma negli ultimi tempi la crisi si è fatta sentire. Ormai si vendeva soltanto in periodo di saldi».

Notti difficili

Si può dire che oggigiorno via Ghega è diventata una sorta di “centro commerciale diffuso” per merci a basso costo. Vi si trova anche un negozio di generi alimentari turchi. Di sera però cambia volto. Lo racconta nuovamente De Ruvo, il barista: «La popolazione notturna non è delle migliori, io alle otto di sera tiro giù la serranda - spiega -. Poi mi capita di arrivare al lavoro al mattino e trovare ancora le bottiglie vuote avanzate dalla baldoria della sera prima. Non c’è niente da fare: questa zona ha un bisogno disperato di riqualificazione».

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