Da Trieste convoglio umanitario per la Siria

A fine maggio la partenza con destinazione il campo profughi di Atma che ospita quattromila bambini
epa03670248 Supporters of Syrian President Bashar al-Assad shout slogans and wave Syrian flags and posters of Assad during a rally at the Avenue Habib Bourguiba in Tunis, Tunisia, 20 April 2013. A "Friends of Syria" meeting is due in Istanbul on 20 April to discuss the two-year conflict. US Secretary of State John Kerry is expected to attend. The Syrian opposition said it wanted the meeting to take "important and concrete decisions." EPA/MOHAMED MESSARA
epa03670248 Supporters of Syrian President Bashar al-Assad shout slogans and wave Syrian flags and posters of Assad during a rally at the Avenue Habib Bourguiba in Tunis, Tunisia, 20 April 2013. A "Friends of Syria" meeting is due in Istanbul on 20 April to discuss the two-year conflict. US Secretary of State John Kerry is expected to attend. The Syrian opposition said it wanted the meeting to take "important and concrete decisions." EPA/MOHAMED MESSARA

Undici anni trascorsi in Tunisia con il marito arabo e i tre figli, la vocazione al volontariato, la dimestichezza con le nuove tecnologie e una certa attrazione per il giornalismo: Marta Vuch, rientrata a Trieste dal Paese maghrebino lo scorso dicembre si è lanciata in un nuovo progetto umanitario, rivolto alla Siria sconvolta dalla guerra civile.

«Con mio marito - inizia - abbiamo concordato che la Tunisia, purtroppo, non è ancora un luogo adatto dove fare crescere i nostri bambini, così siamo rimpatriati. Ma dopo tutto l’orrore visto in Tv, in Internet e avere avuto notizie anche di prima mano sulla lotta tra il presidente Assad e i suoi oppositori, non me la sono sentita di restare ferma a vedere soffrire tutti quei bambini laggiù. Così mi sono data da fare».

Per la mamma triestina, 44 anni, un lavoro saltuario di traduttrice, è stato relativamente facile, dopo le esperienze in Tunisia. «Lì - spiega - ho aiutato giornalisti a muoversi e reperire notizie; ho organizzato l’arrivo di 11 camion con generi di prima necessità per i rifugiati libici dei campi tunisini; sono riuscita a fare trasferire bambini con necessità mediche da Djerba alla Germania». Dall’Italia Marta Vuch, complici i “new media”, ha allestito un passaparola per la raccolta di vestiario, giocattoli, alimenti medicine e altri materiali che ha presto avuto un successo oltre le aspettative, ricevendo adesioni da tutta Italia: era nato il Progetto Siria. E da Trieste a fine maggio partirà il convoglio umanitario per il campo profughi di Atma, in Siria. L’iniziativa è stata portata avanti dal cinereporter Rai Sebastiano Nino Fezza, dalla Onlus Auxilia del presidente Massimiliano Fanni Canelles, “cassa” per le donazioni in denaro, e coordinata appunto da Marta. Il convoglio porterà due container di materiali raccolti tra 10 città in circa sei mesi al campo che oggi ospita 22.500 persone ed è in una zona controllata dai ribelli. Anche a Trieste centinaia di persone, scuole e insegnanti hanno raggiunto i tre centri di raccolta allestiti a Muggia, Trieste centro e al Villaggio del Pescatore. Dall’Italia il convoglio giungerà a Mersin, in Turchia (il Paese appoggia i ribelli) per poi proseguire in camion al confine. Qui un altro trasbordo su altri mezzi fino ad Atma.

«Questa tendopoli - spiega Vuch - è stata scelta anzitutto per l’assenza di associazioni internazionali; è soprattutto un campo spontaneo». La mamma triestina l’ha già visitato: «Ci avevano particolarmente colpito i bambini, i bambini che non avevano le scarpe: 4mila bambini vivono ad Atma, 2mila dei quali di meno di due anni. Non sono nati in una situazione di disagio; fino a pochi mesi fa avevano le loro case, la loro scuola, i loro genitori. Sono le prime vittime di una guerra che li cataloga come “effetti collaterali”. Abbiamo pensato di distrarli dal ricordo della morte e delle atrocità viste». Il convoglio trasporta vestiario per bimbi, scarpe, giocattoli ma anche materiale sanitario e 50 letti sanitari per l’ospedale del villaggio vicino, con un reparto donne. «Vorremmo - conclude Vuch - che a restituire un briciolo di quel “essere bambini” a quei piccoli sia proprio la scuola, cercheremo di far loro capire che non sono soli». (p.p.g.)

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