Dalla Slovenia e dalla fallita Sap di Belluno i rifiuti stoccati nel capannone di Mossa

Francesco Fain
Oltre che dall’area dismessa di Borovnica in Slovenia, le circa 4.500 tonnellate di rifiuti speciali stoccate a Mossa nell’area ex Bertolini provenivano dall’impianto di recupero della Sap di Belluno: “balle reggiate” di un metro cubo l’una di rifiuti plastici.
Non a caso, fra i sei arresti scattati nei giorni scorsi, ci sono anche quelli che riguardano i due indagati bellunesi Remo e Alessio Dalla Santa che saranno interrogati nei prossimi giorni dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trieste e dal sostituto procuratore Antonio Miggiani della Direzione distrettuale antimafia (Dda). I due fratelli sono, infatti, i proprietari proprio della Sap di Fonzaso, in provincia di Belluno.
Sfogliando pagine di cronache bellunesi, si scopre che l’azienda venne dichiarata fallita. E, nelle pertinenze, tutt’ora sono rimaste ammonticchiate tonnellate di rifiuti. Una stima parla addirittura di 4 mila, quasi lo stesso quantitativo stoccato nel vecchio deposito della Bertolini nella zona industriale e artigianale di Mossa. Nei giorni scorsi, successivamente alla comunicazione degli sviluppi da parte dei carabinieri di Gorizia e della guardia di finanza di Trieste, il curatore fallimentare della ditta bellunese Sap Luciano Licini si era recato nel cortile dell’azienda, insieme a un tecnico del Comune di Fonzaso, per potenziare la presenza degli idranti, perché non va sottovalutato il pericolo di un incendio, che sarebbe devastante con ripercussioni facilmente immaginabili dal punto di vista ambientale.
C’è di più. Perché Alessio Dalla Santa era già rimasto coinvolto anche in una maxi-operazione della Direzione distrettuale antimafia di Milano che, l’anno scorso, aveva interessato ventiquattro persone in tutta Italia. In quell’occasione, l’imprenditore patteggiò due anni e due mesi. Le ipotesi di reato contestate andavano dal traffico illecito di rifiuti in concorso alla realizzazione di discariche abusive all’intestazione fittizia di beni. Secondo gli investigatori, c’erano dei broker che facevano visita agli imprenditori interessati in Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Campania, offrendosi di prendere i materiali di scarto e facendosi pagare tra i 90 e i 100 euro a tonnellata. Il prezzo era conveniente, perché se i rifiuti fossero stati trasportati, come prevedono le regole, in un termovalorizzatore il prezzo sarebbe lievitato fino a 280.
La Sap di Fonzaso, evidentemente, non si è più risollevata e così è arrivata la dichiarazione fallimentare. Ma la discarica in terra bellunese rimane. Ed è lo stesso problema che si presenta oggi a Mossa. Per fortuna, al momento, le ecoballe stoccate e sequestrate nel capannone ex Bertolini non rappresentano un pericolo per la salute pubblica. —
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