Dalle reti al parco verde destinato finora un totale di 159 milioni di euro al rilancio dell’area

Gli interventi nel comprensorio riassunti dall’ingegner Bernetti Sottolineata l’intesa fra gli uffici comunali e il professionista andaluso 
G.b.

il focus

Valgono 159 milioni gli interventi del Comune sull’area di Porto vecchio: un investimento di grande peso, che con la variante urbanistica che dal varco di Porto vecchio dietro al Silos porterà alla futura sede del Museo del mare e verso l’area congressuale, definirà l’assetto complessivo del territorio. A presentare il Museo del mare nello sviluppo di Porto vecchio è stato ieri l’ingegnere Giulio Bernetti, che ha riassunto, a partire dall’Accordo di programma (Adp), i piani per questo pezzo importante di città.

All’interno del Porto vecchio, partendo dal varco dietro al Silos, l’Adp prevede quattro sistemi: un’area dedicata a moli e attività marittime sul fronte mare, con dietro un’area per insediamenti misti, l’area per musei umanistico-scientifici e congressuale, dove sono situati il Magazzino 26 e il Centro congressi, e un’ultima area dedicata al divertimento e allo sport. Tra gli interventi di maggior portata spiccano quelli per le reti tecnologiche, i servizi e la viabilità, con uno stanziamento di 15 milioni di euro. Per il sito inquinato sono 5 i milioni di euro stanziati, per il Park Bovedo mezzo milione di euro, per il Viale monumentale 21 milioni, per il “Parco lineare”, la parte verde di Porto vecchio, sono stati allocati 19 milioni. Sono 18 i milioni di euro destinati al Centro congressi, 48,5 quelli per la cabinovia, meglio nota ai triestini come ovovia, 5 milioni per il primo lotto di infrastrutture e 9 milioni per il secondo. Infine il Museo del mare, che vale 33 milioni e i cui lavori, dice Bernetti, partiranno a breve.

Tornando al MuMa, degli allestimenti interni per ora si sa poco: Patrizia Fasolato, del Servizio musei e biblioteche, ha potuto solo evidenziare come il cosiddetto “storyboard”, che descrive lo sviluppo tematico negli spazi del Magazzino 26, sia stato realizzato in costante collaborazione con Guillermo Vazquez Consuegra. Poi bocca cucita, perché «per le attività istruttorie e le procedure di gara in corso non si può dire molto, se non ciò che già è noto», ovvero che il percorso museale è stato preparato dalla Fondazione Luigi Micheletti. Quanto al lavoro di squadra, che ha visto coprotagonisti i funzionari comunali e l’archistar andalusa, da ambedue le parti si dichiara soddisfazione. «Finora con il Comune abbiamo lavorato molto bene: l’architetto Lucia Iammarino ha seguito tutto il processo e ci siamo aggiornati con riunioni continue – commenta Vazquez Consuegra –. Vedremo come andrà avanti, perché per me è importante avere l’incarico della direzione artistica: nel mio modo d’intendere l’architettura il pensiero e il fare sono concetti assolutamente indivisibili». Quanto alla prima bocciatura del suo “mirador” da parte della Soprintendenza, con la richiesta di abbassarlo, l’archistar non nutre rancori: «L’idea del “mirador” era condivisa, il problema era la forma di questo elemento, che la Soprintendenza nel mio progetto ha ritenuto troppo iconica. Ma l’abbiamo risolta con una copertura piana, che dà maggiore neutralità alla struttura». —G.B.

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