Dall’esame universitario di Marco nasce la birra anti-lockdown

Lo studente ha chiesto aiuto a Homebrewers Gorizia per creare una Lager in stile Märzen 

la curiosità

Marco Bisiach

I mastri birrai goriziani salgono in cattedra a confermare che sì, la birra è sicuramente gusto e convivialità, ma può essere anche cultura, formazione e legame con il territorio. Lo racconta la bella iniziativa che ha avuto per protagonisti, iniziando prima del lockdown per la pandemia e concludendosi nelle ultime settimane, l’associazione Homebrewers Gorizia (che riunisce gli appassionati produttori di birra casalinga) e Marco Buri, uno studente della facoltà di Scienze e Tecnologie alimentari dell’Università di Udine.

Trovandosi a dover preparare un esame sulla birra, grazie ad una conoscenza comune Marco è entrato in contatto con l’associazione Homebrewers, che si è messa a disposizione per aiutarlo. Anzi ha fatto di più, gli ha offerto l’occasione di partecipare attivamente alla creazione di una nuova birra, una sorta di progetto sperimentale. «Sostenere i giovani del territorio è da sempre uno degli obiettivi della nostra associazione, così come solidarietà e cultura – spiega il presidente di Homebrewers Gorizia Giovanni Messineo –, e dunque quando ci è stato chiesto di metterci in gioco abbiamo risposto con grandissimo piacere ed entusiasmo, organizzandoci per far partecipare Marco alla cotta di una nuova birra».

La scelta è caduta su una birra Lager in stile Märzen – per intenderci quella tipica dell’Oktoberfest di Monaco –, che richiede lunghi tempi di fermentazione e maturazione. Gli incontri e le “lezioni” tra Marco, il presidente Messineo e il socio Alessandro Baron si sono svolti subito prima del lockdown per la pandemia, ma la birra nata da questo progetto e questa amicizia (ribattezzata non a caso Birra dello Sblockdown) è pronta solo adesso. «Abbiamo fatto le cose con grande rigore, cercando di supportare al meglio il nostro giovane amico – spiega Messineo –. Gli ingredienti, messi a disposizione dalla ditta Mr. Malt, i tempi, le temperature di ammostamento e le rampe di fermentazione sono stati selezionati facendo riferimento alle linee guida del Bjcp, l’organizzazione statunitense che forma le figure professionali destinate a valutare e promuovere le birre. Marco ha preparato la base maltata, ha preso appunti, effettuato rilievi e supportato tutte le fasi della produzione».

L’esame è andato bene, chiaro, ma soprattutto è rimasta un’esperienza da ricordare. «Quello che mi è piaciuto è che malgrado la visita e le attività siano state molto tecniche e dettagliate, come sarebbe potuto accadere in una grande realtà produttiva, l’atmosfera tra di noi è rimasta informale – racconta Marco –. È stato per me molto istruttivo, perché mettere mano direttamente alla realizzazione di una birra lascia conoscenze ben superiori a quanto non farebbe semplicemente una lezione teorica». E chissà allora che un’avventura simile non la possano vivere in futuro anche altri studenti, visto che già in passato l’associazione aveva lanciato anche l’idea – sin qui non ancora decollata – di una collaborazione con l’istituto agrario “Brignoli”, per la coltivazione e la valutazione del luppolo. –

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