D’Antona e la fuga degli “spaesati” col mito del Nord

Il giornalista ed ex direttore del Piccolo ha presentato il suo libro che racconta le storie di tanti italiani emigrati negli  anni dalle regioni del Sud
Linda Caglioni;
Lasorte Trieste 20/07/21 - Caffe' S.Marco, Presentazione Libro D'Antona
Lasorte Trieste 20/07/21 - Caffe' S.Marco, Presentazione Libro D'Antona



Un’emigrazione antica e silenziosa, un fenomeno dilazionato nei decenni ma inarrestabile, che coinvolge moltissimi giovani del Sud pronti a fare le valigie per abbracciare le speranze di un Nord sfolgorante. A tratteggiare questo processo “senza fine” è il giornalista Enzo D’Antona, nel suo libro “Gli spaesati. Cronache del nord terrone”, presentato ieri al Caffè San Marco. «Io sono l’emblema vivente dello spaesamento perché ho cambiato molte città – ha sottolineato D’Antona, ex direttore de Il Piccolo -. Credo si tratti di un sentimento molto complesso perché si intreccia a concetti che riguardano tutti, come quello di viaggio, di abbandono, di integrazione, di ritorno». Per far emergere questo amalgama di processi interiori l’autore, originario di Riesi (Caltanissetta) ha usato «storie di altri. E la conclusione a cui sono arrivato è che se ci si “spaesa”, è finita, non si tornerà al paese mai più. Lo spaesamento è sia nel luogo di arrivo ma a maggior ragione nel luogo da cui si è partiti. Ogni ritorno ci fa capire che non siamo più quelli di prima». Le donne e gli uomini di cui scrive e di cui mescola le vicende personali sono ragazzi che hanno lasciato la Sicilia per vestire i panni di operai metalmeccanici, di insegnanti, di impiegati pubblici, di liberi professionisti. Mestieri diversi che hanno però rappresentato in tutti i casi una meta ambita, da perseguire anche a costo di lasciarsi alle spalle la propria casa. «I protagonisti di questo libro sono stati l’avanguardia di una massiccia emigrazione intellettuale – ha specificato il presidente del Circolo della Stampa Pierluigi Sabatti, che ha moderato l’incontro –. Si tratta di una fuga di cervelli che ancora oggi è un’emergenza nazionale».—



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