«Dare la cittadinanza italiana ai figli nati in Italia da stranieri»
SAN CANZIAN D’ISONZO. A San Canzian d'Isonzo gli stranieri non arrivano nemmeno al 4,5% della popolazione. Tra i 278 cittadini non italiani residenti nel comune ce ne sono però alcuni che, forse, sono un po' meno stranieri degli altri. Sono i 32 bambini e ragazzi nati in Italia, ma da genitori stranieri e quindi sempre tali. Il Consiglio comunale di San Canzian d'Isonzo nella sua ultima seduta ha quindi affrontato il tema ritenendolo non accantonabile in una società sempre più multicutlurale e anche a fronte della decisione del Consiglio dell’Unione europea di proclamare il 2013 “Anno europeo dei cittadini” per garantire che tutti i cittadini dell’Unione siano consapevoli dei diritti di cui possono avvalersi in un contesto transnazionale.
Il documento, condiviso dal gruppo di maggioranza e da quello di minoranza Centrosinistra per San Canzian futura (che aveva ritirato un suo ordine del giorno in materia), chiede in sostanza all'amministrazione locale di coinvolgere i parlamentari locali per sollecitare una riforma della legge numero 91 del 1992 sulla cittadinanza. La direzione da prendere, anche secondo i due gruppi consigliari (contraria Rossella Buttaro del Centrodestra), è quella del riconoscimento dello ius soli (la cittadinanza viene attribuita in automatico a chi nasce nel territorio nazionale). La riforma, inoltre, dovrebbe essere «orientata ai principi di superiore interesse del minorenne e di non discriminazione, così come stabilito dalla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza». Al momento, come rileva il documento, i ragazzi di seconda generazione, nati cioè in Italia da genitori stranieri, non sono appunto italiani, però possono chiedere la cittadinanza una volta compiuti i 18 anni, ma hanno solo un anno per completare la pratica, che spesso è complicata da una serie infinita di questioni burocratiche e quindi spesso non arriva a buon fine. «Per promuovere il pieno inserimento dei giovani stranieri nella nostra comunità occorre che siano loro riconosciuti i diritti e i doveri di un cittadino italiano - afferma invece il documento -, perché possano essere protagonisti positivi della costruzione della società in cui vivono».(la.bl.)
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