Davanti al McDonalds la protesta “muta” dei rider sottopagati



Lavorare per 7,5o euro lordi senza previdenza, malattia, ferie e ammortizzatori sociali in caso di perdita di lavoro: questa è la realtà cittadina, ma non solo, dei ciclofattorini, o driver o rider per dirla all’inglese, che lavorano per le varie piattaforme operanti nel settore del food delivery .

A.A. è un ragazzone che lavora da febbraio con Deliveroo, una delle piattaforme sbarcate recentemente in città, e da un paio di mesi con Uber Eats ma non è contento dell’andazzo: «Ho un contratto di collaborazione occasionale e come me la stragrande maggioranza dei miei colleghi. Quando mi sono infortunato e ho portato il referto del pronto soccorso mi hanno detto che non ero necessario». Altri si allontanano perché dicono di non volersi esporsi, la paura di perdere il lavoro c’è ed è tanta.

Questo quanto accaduto ieri nel tardo pomeriggio di fronte al McDonalds di piazza Goldoni, quando un gruppo di aderenti alla Cgil Fvg delle categorie interessate,Nidil, Filcams e Filt in occasione della campagna nazionale contro la “schiavitù” del food delivery, ha cominciato a distribuire volantini e a provare a intercettare, con non poche difficoltà per i motivi sovraesposti i rider che ogni giorno a bordo dei loro mezzi operano senza le necessarie tutele per le piattaforme delle consegne di cibo a domicilio (nella foto di Andrea Lasorte). Andrea De Luca, segretario provinciale Filcams Cgil Trieste, ha sottolineato che «la vertenza è aperta già da un mese». Ci sono delle evidenti difficoltà a relazionarsi con i lavoratori ed è per questo che, come spiega Paolo Perelli, segretario provinciale Filt Trieste, «è che i lavoratori prendano coscienza dei loro diritti». Valentino Lorelli, segretario regionale Filt, ha sottolineato il fatto che «è stata presa la decisione di andare noi da loro anziché aspettarli, anche perché si tratta di lavoratori che non sono più i ragazzini di una volta in cerca di un piccolo guadagno per arrotondare, ma parliamo di persone che svolgono questo impiego come unico lavoro».

Qualcosa si è mosso comunque. «Ci sono state delle vertenze legali – dice Lorelli - che hanno riconosciuto il loro essere lavoratori subordinati. E i committenti è bene che questo lo sappiano. Per non parlare del loro inquadramento del contratto nazionale della logistica»: Un anno fa, infatti, le parti sottoscrittrici del Ccnl logistica, trasporto merci e spedizione, hanno definito la posizione dei cosiddetti “rider” inquadrandoli nel contratto e definendo il limite dell’orario ordinario di lavoro. —

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