De Masi: "Nel Movimento non ci saranno scissioni. Chi non era d’accordo se ne è già andato"

TRIESTE. La scissione? «Non ci sarà». Alessandro Di Battista? «Non credo siamo arrivati all’addio». Il sociologo del lavoro Domenico De Masi è molto vicino al Movimento 5 Stelle, sin dalle sue origini. «Rapporto professionale, non di militanza – precisa –. Mi hanno consentito di studiarne composizione, atteggiamenti politici, evoluzione». Analisi e previsioni sono dunque molto fondate. Come recente supporto, il dossier presentato un paio di mesi fa in occasione degli Stati generali: 17 interviste ai big grillini in cui emergono i cambiamenti dai tempi della piazza alla guida del Paese di un movimento che sta diventando un partito.

De Masi, la trasformazione è completata?

Alcuni aspetti ideologici persistono: priorità all’ambiente, onestà, terza via, democrazia diretta e partecipata, welfare, importanza della piattaforma digitale. Ma ci sono novità legate anche all’esperienza di governo: europeismo, dialogo costruttivo con Cina e India oltre che con gli Usa, immigrazione come risorsa, rifiuto del neoliberismo e difesa di un socialismo liberale, rivincita dell’economia reale su quella finanziaria, attenzione al ruolo dei sindacati.

Un partito di governo dunque? Pure del governo Draghi, sin qui demonizzato dalla base grillina?

Il 60% lo ha richiesto.

Ma con tutti i dirigenti a favore del Sì, quanto pesa quel 40% contrario?

È l’espressione di chi non ha avuto esperienza di governo. Credo che se Di Battista fosse stato un parlamentare o ministro, avrebbe capito che ci si deve scontrare con la necessità dei compromessi e avrebbe cambiato idea.

Al governo, però, si assaggia anche il potere.

Chiunque fa politica punta al potere di realizzare le sue idee. Salvini, quando è il potere degli altri, parla di “poltrone”. Se è il suo, lo chiama “impegno di governo”.

Il voto su Rousseau la convince?

In generale è indispensabile per mantenere il rapporto con l’anima movimentista. Partiti e sindacati dovrebbero avere tutti una piattaforma. Ma nel merito stavolta il quesito era sbagliato. Fosse stato più onesto, le adesioni al governo sarebbero state di più.

Quanto è lacerante l’addio di Di Battista?

Non credo a un addio definitivo. La lacerazione mi pare rimarginabile.

Un suggerimento?

Fossi nei 5S, creerei un triumvirato con Conte a mediare tra Di Maio e Di Battista, cioè tra l’anima governativa e quella movimentista.

Gliel’ha detto a Grillo?

Con Grillo ci sentiamo ogni tanto. Ma ci divertiamo, quasi mai parliamo di politica.

Vede un reale rischio di scissione?

Quelli che non erano d’accordo se ne sono già andati. La quasi totalità dei parlamentari voterà la fiducia. Ma non saranno i soli. Vedo che davanti a Draghi si sono prostrati in tanti.

Nel caso di M5S c’è più incoerenza che non per altri?

Grillo, che del movimento è sicuramente il più intelligente, è stato due ore al telefono con l’ex presidente della Bce ed è riuscito a convincerlo. Delle consultazioni e delle trattative la sola cosa ufficialmente emersa è il ministero per la transizione ecologica preteso e ottenuto.

Come c’è riuscito Grillo?

Draghi sa che senza i 5S il governo non lo poteva fare.

Ci sarebbero stati i voti di Salvini.

Un governo retto sui voti di Salvini in Europa non ci potrebbe andare. Ora la Lega è un di più, non il necessario.

Prima o poi si tornerà alle urne. Come può difendere il consenso il movimento?

In politica oggi la dicotomia è tra socialdemocrazia e neoliberismo, pensiero quasi unico che inquina tutti i partiti. I 5 Stelle, i meno inquinati, sono con LeU la forza più a sinistra d’Italia, gli unici a chiedere le cose per i poveri. Visto però che non tutti i bisognosi sono di sinistra, si tratta di recuperare quelli che votano Lega.

Pare che Draghi abbia definito “grande idea” il reddito di cittadinanza. Una buona notizia?

Non so se l’ha detto davvero. Ma di certo, con la prospettiva di un milione di disoccupati tra tre mesi, il reddito di cittadinanza non lo potrà cambiare. Come, qualche ritocco a parte, non potrà cambiare il Recovery plan del ministro Gualtieri. Al contrario di ciò che sostiene chi non l’ha letto, è fatto molto bene.

Un erede di Grillo?

Non c’è. Come neanche di Casaleggio padre.

Il figlio?

Una brava persona.

Come si è mosso Di Maio nelle ultime settimane?

È stato molto generoso. Conte ha oscurato la leadership di Di Maio, che è stato però assai leale nei confronti del premier.

Conte va recuperato?

Assolutamente sì. Nel triumvirato di cui le parlavo.

Un giudizio su Patuanelli?

Il più neoliberista dei grillini. 

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