De Nicolo in Procura: «A Trieste ritrovo amici e grandi inchieste»

l’intervista
Una prima visita in mattinata nel palazzo di giustizia del Foro Ulpiano per rivedere colleghi e vecchi amici. Un modo per riprendere già confidenza con un ambiente che ha fatto parte del suo passato e che, tra poche settimane, lo vedrà di nuovo protagonista stavolta al vertice della Procura. Per Antonio De Nicolo, a poche ore dalla nomina confermata all’unanimità dal plenum del Csm mercoledì pomeriggio, quella di ieri è stata un’altra giornata importante: «Dopo l’indicazione unanime arrivata in luglio dalla quinta commissione, sapevo che al 99 per cento la decisione del plenum sarebbe stata favorevole – premette il 66enne magistrato, originario di Gorizia, ma residente da anni a Trieste –. Ho di fronte una nuova, importante sfida che sono pronto a raccogliere come sempre con grande entusiasmo. E poi per me è un ritorno a casa, da tutti i punti di vista. Mi sento un po’ come il cane Lessie...».
Come e quando è iniziata la sua carriera in magistratura?
«Con l’incarico di pretore, dal 1982 all’1988, a Trieste. Poi otto anni da sostituto procuratore sempre nel capoluogo giuliano. A quel punto il trasferimento alla Corte d’Appello di Venezia come giudice, periodo in cui ho scritto la sentenza sulla richiesta di revisione del processo sul caso Calabresi (con conferma della condanna ai tre ex esponenti di Lotta continua Sofri, Pietrostefani e Bompressi ndr). Dal maggio 2001, per un anno, ho ricoperto l’incarico di consigliere di pre-adesione al ministero dell’Interno di Lubiana per coordinare l’attività di formazione su criminalità organizzata ed economica, su norme europee e direttive in vista dell’ingresso della Slovenia nell’Ue. Poi di nuovo Trieste in Corte d’Appello. Dal 2009 il ritorno a Venezia come sostituto procuratore in Procura Generale e infine, dal giugno 2015, sono procuratore capo a Udine».
Come ha ritrovato il palazzo di giustizia triestino?
«Ci sono tante persone, tanti amici, che conosco bene. Con Federico Frezza avevamo lavorato insieme negli anni ’90. Era l’inizio della sua carriera, e ora lo ritrovo da procuratore facente funzioni. E poi c’è Pier Valerio Reinotti (presidente del Tribunale ndr) mio amico storico da almeno 40 anni».
Gli effetti dell’epidemia sul tessuto economico hanno reso questo territorio più vulnerabile a criminalità e tensioni sociali?
«Dobbiamo distinguere tra piccola criminalità e criminalità organizzata. Il Covid ha fornito anche occasioni di guadagno, basta pensare a mascherine e gel disinfettanti, beni che improvvisamente sono diventati indispensabili e possono alimentare anche appetiti criminali sotto forma di truffe o altri illeciti. Finora la pace sociale sta reggendo e credo che il rispetto delle regole e anche la fiducia nella magistratura facciano ancora parte del Dna dei triestini».
Ora prenderà anche il timone della Direzione distrettuale antimafia. Quale scenario l’aspetta?
«Sarà una delle sfide più interessanti, tenendo presente che dovrò occuparmi anche di antiterrorismo. A Trieste, e più in generale nella nostra regione, non ci sono grandi insediamenti di criminalità organizzata, ma il territorio si presta agli investimenti illeciti. Penso, ad esempio, all’attività portuale in continua crescita che potrebbe fare gola. Procura e Polizia giudiziaria non si faranno trovare impreparati. Poi, tornando all’effetto-Covid, è chiaro che adesso il tessuto dei piccoli imprenditori, il più in difficoltà, costituisce un bersaglio per i capitali della criminalità organizzata pronta a offrire prestiti a tassi da usura. Dovremo avere antenne sensibilissime per captare questo fenomeno, ma soprattutto sarà fondamentale che le vittime non abbiano paura di denunciare».
Un fenomeno che sta esplodendo è quello dell’immigrazione illegale. Come fronteggiarla?
«Gli accordi con la Slovenia consentono di respingere solo le persone che vengono trovate entro la fascia confinaria, ovvero al massimo 10 chilometri dalla frontiera. Lo sanno bene anche i passeur che fanno in modo di lasciare i migranti al di là di quella fascia. Ritengo che l’unico modo per ottimizzare i controlli sia puntare sempre di più sulla tecnologia, ad esempio i pattugliamenti con i droni. Un altro problema è rappresentato dai migranti che si dichiarano minorenni per evitare il respingimento e qui è fondamentale il buon senso delle forze dell’ordine nel vagliare i singoli casi. Se c’è un oggettivo sospetto che si tratti di persone con età ben superiore ai 18 anni bisogna procedere con il respingimento, senza se e senza ma. C’è già una direttiva chiara, in questo senso, anche della Procura dei minori».
Quando avverrà l’insediamento?
«Se il Ministero disporrà l’anticipato possesso potrei arrivare già a fine mese. Altrimenti, se si seguirà la tempistica ordinaria, tenendo presente anche che la Procura di Trieste è di fatto a pieno organico, dovrei insediarmi entro metà novembre. Insomma, di sicuro il panettone lo mangerò qui a Trieste». —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








