Debora gela Rifondazione Rottura ormai alle porte

Serracchiani ribatte a Franzil: «Fin dall’inizio ha remato contro la mia candidatura e si è autoisolato dalla coalizione». E su Renzi bacchetta la “nomenclatura” del Pd
Di Elisa Coloni
Udine 21 luglio 2012.Hotel Astoria. Intervista Debora Serracchiani, esponente del PD ..Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Ferraro Simone
Udine 21 luglio 2012.Hotel Astoria. Intervista Debora Serracchiani, esponente del PD ..Telefoto Copyright Petrussi Foto Press / Ferraro Simone

TRIESTE. Ignorati? Snobbati? Messi all'angolo? Macché, hanno fatto tutto da soli: si sono autoisolati. Anzi, sono stati proprio loro a snobbare: «Fin dal primo giorno della mia candidatura, si sono messi a lanciare appelli alla sinistra per valutare la possibilità di presentare un nome alternativo al mio per la corsa alla presidenza della Regione». Debora Serracchiani prende una bella cesoia da giardino e zac zac zac, pota il primo cespuglio. Quello di Rifondazione comunista, guidata da Kristian Franzil, che ieri si è scagliato contro la numero uno del Pd regionale, accusandola di aver scaricato la sinistra per concentrarsi su un sempre più insistente flirt con i centristi.

Mentre Sel e Idv temporeggiano e fanno prove di coalizione con i democratici, i rifondatori sembrano insomma a un passo dalla corsa in solitaria. Complice l'avvicinamento del Pd all'Udc, la preferenza - mai nascosta - per altri papabili anti-Tondo (Furio Honsell in testa) e un raffreddamento dei rapporti. «Il Pd ci ignora. Le nostre scelte saranno di conseguenza», tuonava il segretario comunista del Fvg. Una minaccia? Un ultimatum? Di sicuro un'accusa al vetriolo. E Serracchiani non ci sta. Prende le accuse e le rispedisce al mittente. «Come segretaria regionale del Pd non ho ignorato nessuno e non ho espresso priorità - commenta -. Anzi ho incontrato tutte le forze politiche dell’attuale opposizione, dai civici alla Federazione della sinistra, dicendomi aperta al dialogo anche con le forze moderate disponibili a costruire un’alternativa a Tondo. Fin dal primo giorno da candidata ho lanciato un appello a larghissimo raggio alla politica e alla società civile, e in quello stesso giorno Franzil si premurava di lanciare un appello alla sinistra per valutare la possibilità di presentare un nome alternativo. Da allora, mentre sono proseguiti i contatti con le altre forze politiche, dalla Federazione della sinistra non è giunto nessun segnale, a parte le personalissime dichiarazioni di Franzil sui giornali».

Messaggio chiaro: se con vendoliani e dipietristi le porte della coalizione restano aperte, con Rifondazione le possibilità si contano ormai sulle dita di una mano. «Strano sentire Franzil parlare di provincia dell’impero e al tempo stesso invocare gli allineamenti nazionali o gli esperimenti siciliani. Il Fvg ha già dimostrato di avere la maturità politica per muoversi con una dose di autonomia, e di essere laboratorio nazionale. Spero che nel centrosinistra sapremo essere all’altezza della nostra storia», ha commentato il segretario del Pd, rivendicando così un certo margine di manovra a livello locale, rispetto a quanto potrebbe accadere a Roma, dove il cantiere delle alleanze rimane aperto. Fin troppo forse. Con mille incognite e qualche fastidioso prurito, ormai trasformatosi in allergia, che si fa sentire soprattutto dalle parti di Firenze, dove Matteo Renzi sta portando avanti il suo progetto alternativo, sotto i colpi di cannone dei maggiorenti del partito. E, anche questa volta Serracchiani ne ha per tutti. Per Renzi («sta conducendo la sua legittima campagna elettorale in vista delle primarie per la premiership, ma i contenuti mi sembrano ancora poco leggibili»), ma anche per i “suoi” che, con il fuoco “amico”, stanno regalando al sindaco toscano una pioggia di visibilità: «Mi sembra che il megafono maggiore gli venga offerto dalla nomenclatura del Pd. In merito a quanto sta accadendo e ai toni del dibattito credo che il mio partito possa esprimere di meglio».

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