Degrado e topi nell’area Ater È il lato B di corte Sant’Ilario

Francesco Fain
È come se accanto al salotto, bello, d’impatto e tutto nuovo, ci fosse il gabinetto. Ma non un gabinetto pulito e in ordine, bensì una sporca latrina.
Questa similitudine rende bene l’idea della situazione di corte Sant’Ilario. La piazza è stata, di recente, rifatta e inaugurata. È molto d’impatto, al di là dei gusti personali, e non è nemmeno lontanamente parente di quel grigio parcheggio che, prima, rovinava la visuale del Duomo e del suo sagrato. Un salottino, dunque.
Ma basta girare l’angolo per avere un travaso di bile alla visione di uno spazio consacrato al degrado, all’abbandono, ai topi. Molti goriziani si sono accorti di questa “discrepanza” e hanno chiamato la redazione per invocare un intervento risolutore. Intanto, va precisato che la proprietà è dell’Ater: quella palazzina, con i caratteristici archi, doveva essere parte integrante degli alloggi limitrofi già risistemati da tempo con cura e, questi sì, con grande senso estetico.
Il tema è approdato anche in Consiglio comunale, attraverso un’interrogazione di Alessandra Zanella, esponente d’opposizione. E non è la prima volta che affrontava la questione, diventata oggi ancora più urgente dopo il restyling di Corte Sant’Ilario. «Una bella piazza, come questa, che è costata molto in termini non solo di denaro, ancorché di fondi regionali Pisus, ma anche di difficoltà nella prosecuzione dei lavori, può essere “deturpata” da tale bruttura?», si chiede la consigliera di Percorsi goriziani.
«La proprietà è di Ater. Il progetto di ristrutturazione di quegli edifici è antico, e risale all’amministrazione 2002/2004 - precisa Zanella -. Gli appartamenti del complesso sono stati consegnati nel 2012, ad eccezione di quella parte transennata e puntellata: quindi, quel rudere, si trova in tali condizioni almeno dal 2012. È facile pensare che ci fossero dei problemi alla sicurezza dello stabile per cedimenti e rischio di cadute e anche per gli interventi della Soprintendenza (interessata a tutelare qualche “preziosità” al suo interno, magari un affresco di particolare interesse nascosto e da recuperare) e potremmo andare avanti con altre spiegazioni sulle motivazioni di questo abbandono da parte di Ater».
Non serve essere acuti osservatori perché quello spettacolo è, davvero, sotto gli occhi di tutti: cespugli, erba alta, qualche alberello e immondizie di varia natura, anche copertoni. «I residenti - attacca ancora Zanella - dicono che ci siano ratti che, come sappiamo, vivono dove vi è scarsa igiene e non stento a credere a questa loro affermazione. Su quest’area degradata si affacciano anche le parti retrostanti di un bar, di un ristorante e di una nota pasticceria. Visto il degrado, ritengo necessario un intervento da parte dei tecnici di Asugi. Perché è ancora tutto fermo dopo dieci anni?».
Una domanda che abbiamo girato ad Alessandra Gargiulo, direttore dell’Ater. Con grande onestà intellettuale, non nasconde le difficoltà. Ovviamente, è perfettamente consapevole dello stato in cui versa l’area in pieno centro. «È nei nostri pensieri», spiega. Salvo, poi, elencare i motivi per cui quel cantiere è rimasto tristemente incompiuto. «Stralciammo, all’epoca, quella zona perché sarebbe stato un intervento davvero molto complicato. La Soprintendenza imponeva (e impone) un recupero molto stringente e dispendioso». Di mezzo, poi, ci si mise pure il fallimento della ditta. «I primi ad essere consapevoli della situazione siamo noi - conclude Gargiulo -. Ormai, rischiano di essere insufficienti gli interventi di manutenzione e messa in sicurezza che continuiamo ad effettuare. Ma lì non verranno mai realizzati appartamenti perché è un loggiato aperto, che doveva essere risistemato ad uso degli alloggi popolari limitrofi». —
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