Del Bello su automedica: «Classe politica da avvicendare»

La sberla dell’automedica ha lasciato tramortito il Pd locale, i cui rappresentanti in questi giorni non hanno fiatato. L’unico a intervenire, peraltro annunciando un ordine del giorno che «va controcorrente» e oggi sarà discusso nelle aule provinciali, è stato Fabio Del Bello, i cui toni, già ultimamente puntuti, si son fatti durissimi: «La vicenda dell’automedica, assieme alla transazione sull’amianto con Fincantieri, assume un valore di cifra simbolica: a) della pochezza degli amministratori locali, che è bene entrino nell’ottica dell’avvicendamento; b) della pochezza dei politici Isontini, vasi di coccio tra i bronzi triestini e friulani, e vien da chiedersi perché in Regione si tagli sulle essenziali automediche e si mantengano poi formidabili doppioni sanitari tra Trieste ed Udine». Stando a Del Bello, la spiegazione della scelta operata dai politici regionali sull’automedica «si rifà in primo luogo a una considerazione di carattere geografico: si ritiene che in riferimento all’Area Vasta che si estende dal Collio ad Aurisina e poi fino a Grado la località baricentrica sia Gorizia». «A questa spettacolare lacuna geografica - rimarca però il piddino - si accompagna una ancor più preoccupante amnesia: ovvero non si considera che ai bordi dell’angolo costiero da Grado a Sistiana sono concentrati un aeroporto, un porto, la maggior centrale termica regionale, le maggiori industrie pesanti, tra cui il primo cantiere navale nazionale e la Cartiera, e che d’estate c’è un’area balneare seconda in Regione solo a Lignano».
Fin qui il Pd. A sinistra parole forti sono invece giunte da Cristiana Morsolin, fra le prime a puntare il dito contro il piano regionale dell’Emergenza urgenza: «Non riesco a comprendere la scelta di eliminare l’automedica e non mi darò mai per vinta, continuando a monitorare da vicino la situazione. Chiaramente non si tratta più di una decisione tecnica, bensì politica. Tuttavia insisterò ancora e chiederò che la valutazione sui dati tenga conto del fatto che ci sarà un mezzo in meno sul territorio». (t.c.)
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