Delitto Burgato, rischio ergastolo per i fratelli cubani

Chiuse le indagini preliminari sul duplice omicidio di Lignano. L’incognita del “legittimo impedimento” per Reiver
Reiver Rico nella sua casa di Camaway a Cuba - fotografo: stefano cavicchi / corriere d sera
Reiver Rico nella sua casa di Camaway a Cuba - fotografo: stefano cavicchi / corriere d sera

LIGNANO. Le accuse, ora, sono scritte nero su bianco ed è da quelle che Reiver Laborde Rico, 24 anni, e sua sorella Lisandra Aguila Rico, 22, dovranno difendersi: concorso in duplice omicidio pluriaggravato e in continuazione con la rapina. A otto mesi dal tragico ritrovamento dei corpi senza vita dei coniugi Rosetta Sostero e Paolo Burgato, i commercianti di 65 e 67 anni massacrati di botte e infine uccisi a coltellate nella villa di via Annia 12, a Lignano Sabbiadoro, la Procura ha chiuso le indagini preliminari a carico dei due cubani, attorno ai quali i carabinieri del Nucleo investigativo e del Ros di Udine erano riusciti a stringere il cerchio dopo meno di un mese di serrate ricerche. Per come è stato configurato, il capo d’imputazione pone entrambi nelle condizioni di finire condannati all’ergastolo. Ma sulla partecipazione di Reiver all’udienza preliminare pende già l’incognita del “legittimo impedimento”.

Sparisce la premeditazione L’unica novità, rispetto alle ipotesi inizialmente formulate, riguarda l’eliminazione dell’aggravante della premeditazione dell’omicidio. Il pm Claudia Danelon l’ha fatta cadere, ritenendo non provata la volontà di ammazzare i Burgato nel caso in cui il colpo fosse finito male, ma soltanto quella di aggredirli per compiere una rapina comunque violenta. Confermate, invece, la crudeltà, i motivi abietti e il fatto di avere agito approfittando della notte, della zona buia e dell’avanzata età delle vittime. Gli omicidi del 19 agosto sono stati inoltre posti in continuazione con il delitto di rapina, perpetrata con l’uso di più coltelli, mediante travisamento e dopo avere chiuso e picchiato i padroni di casa.

Gli atti d’indagine Con la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari, la Procura ha messo a disposizione dei difensori anche buona parte del resto degli atti del fascicolo, compresi gli interrogatori cui gli indagati erano stati rispettivamente sottoposti - lei al Coroneo di Trieste e lui nel carcere dell’Avana - e nel corso dei quali avevano reso versioni diametralmente opposte sulla materialità del delitto, scaricando le colpe l’uno sull’altra. Agli atti, anche l’esito positivo del test del Dna effettuato dal Ris di Parma sul tampone eseguito a Reiver in rogatoria, durante la missione a Cuba del comandante Fabio Pasquariello, e il ritrovamento di alcuni dei gioielli trafugati e poi rivenduti in un “Compro oro” del Salernitano.

L’asso di Reiver Tecnicamente, alla scadenza dei venti giorni concessi alle difese dalla notifica dell’avviso per presentare memorie e chiedere un eventuale ulteriore interrogatorio, il magistrato potrà chiudere l’inchiesta e presentare al gip istanza di rinvio a giudizio. A quel punto, fissata la data dell’udienza preliminare, i legali potranno a loro volta chiedere di essere ammessi al rito abbreviato. Strada praticamente scontata per Lisandra, difesa dall’avvocato Carlo Serbelloni, che potrà così contare sullo sconto di un terzo della pena. Non invece per “Tyson”, assistito dall’avvocato Marco Florit - peraltro ancora privo di procura speciale - e che, trovandosi ristretto in una cella cubana, potrà invece giocare la carta del “legittimo impedimento”. Rinviando così all’infinito il procedimento, salvo che il pm non decida di stralciarne la posizione e proseguire con la sola Lisandra.

Il massimo della pena Per il procuratore capo, Antonio Biancardi, esiste un’unica conclusione: l’ergastolo. Esito tutt’altro che impossibile, anche in caso di rito abbreviato. Se il gup non dovesse concedere alcuna attenuante equivalente alle aggravanti, infatti, la riduzione di un terzo della pena permetterebbe agli indagati di beneficiare del solo “sconto” dell’isolamento diurno. «Punterò alla valorizzazione del comportamento tenuto fin qui da Lisandra - ha fatto sapere l’avvocato Serbelloni - al contrario del fratello, è rimasta in Italia e non ha mai detto bugie».

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