Delitto di Udine, il mistero del “tesoretto” svanito nel nulla

UDINE. Tutti i soldi che Mirco Sacher prelevava in contanti dal suo conto sembrano svaniti nel nulla. Anche gli ultimi 150 euro ritirati da uno sportello dell’Unicredit soltanto alle 9 di mattina di domenica, 6 ore prima che il pensionato morisse, sembrano essersi volatilizzati. Gli investigatori non hanno trovato denaro nell’appartamento di via Strassoldo e nemmeno nella Fiat Punto bianca. Vuoti anche i portafogli dell’uomo e delle due adolescenti che infatti hanno riferito di aver lasciato la macchina all’autogrill perché non avevano soldi per fare il pieno e pagare il pedaggio autostradale. Ma allora dove sono finiti quei 150 euro? Sacher è passato a prendere la nipotina acquisita e l’amica alle 10.30 e con loro è andato a fare colazione alla Bottega del gelato di Remanzacco spendendo 15 euro, più o meno la stessa cifra pagata al Prix per acquistare 5 o 6 bottiglie di vino. Fatta la spesa i tre sono tornati in via Strassoldo e hanno mangiato una pasta in bianco bevendo lambrusco. Da lì si sono poi diretti (non si sa ancora su iniziativa di chi e perché) nei campi alla fine di via Buttrio con in tasca una somma vicina ai 130 euro. L’unica ulteriore spesa di cui gli inquirenti hanno trovato traccia è quella per l’acquisto di due biglietti del treno di sola andata per andare da Vicenza a Venezia Mestre, 16 l’uno per un totale di 32 euro, ma le amiche hanno detto che a comprarglieli è stata una coppia incontrata in stazione. Dove siano finiti quei 130 euro quindi non si sa. Così come resta un mistero il motivo che negli ultimi tre mesi almeno ha spinto Sacher a prelevare sempre in contati 150 euro ogni tre-quattro giorni. A cosa gli servivano quei soldi? Perché prelevava più di quanto guadagnasse con la sua pensione da circa 1.300 euro al mese? Capirlo - sperano gli inquirenti - potrebbe aiutare a individuare il movente dell’omicidio.
Cellulari ai raggi X
Gli investigatori della Mobile, coordinati dal dirigente Massimiliano Ortolan, sperano di trovare qualche risposta anche nei tre telefoni cellulari e nei due computer sequestrati. Ieri la task force della polizia postale ha cominciato a scandagliare i dischi e le schede di memoria facendo una copia di tutti i dati. Grazie a dei particolari software si tenterà di recuperare anche le foto, i video e i messaggi cancellati. Teoricamente ogni file transitato sui telefonini e nei computer recuperati nelle abitazioni delle due adolescenti (il 66enne non lo aveva) sarà passato al setaccio dagli investigatori. Una delle due però aveva da poco smarrito l’I-phone. Sotto la lente di ingrandimento degli investigatori anche i profili Facebook delle adolescenti.
Nonno sconosciuto
Intanto in Questura continuano a sfilare parenti, amici e conoscenti delle quindicenni. Tra i coetanei delle giovani quella del “nonno” Sacher sembra essere una figura di secondo piano. Se tra le ragazze e l’anziano c’era un rapporto particolare, le due non ne avevano parlato con le amiche. “Cattive amicizie”. Nella cerchia di amici frequentati dalle ragazze, oltre all’ex fidanzato di origine rom che sta scontando una pena per estorsione, sono spuntati anche ragazzi africani ritenuti dalle forze dell’ordine dei piccoli spacciatore di hashish che operano nella zona dell’autostazione, vicini anche a una banda di albanesi arrestati di recente per possesso di cocaina.
Una “canna” dopo l’omicidio
Le amiche, ricostruendo i momenti concitati della loro roccambolesca fuga al volante della Punto bianca lanciata in autostrada a 150 all’ora, senza che nessuna delle due avesse mai guidato prima (episodio che ha destato molte perplessità ma che è stato confermato da testimonianze e video), hanno raccontato anche di essersi fumate dell’hashish una volta arrivate in stazione a Vicenza. Il sospetto è che invece, le due adolescenti, oltre ad aver bevuto del vino insieme al nonno, abbiano fumato anche prima della lite, degenerata in omicidio.
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