Demolite le prime case Pater, Benvenuto: «Una giornata che fa storia»
Iniziate martedì 13 ottobre le operazioni sui primi sei fabbricati del Villaggio Pater. In programma un piano di rigenerazione urbana. «Questa è una giornata epocale» ha commentato il sindaco Benvenuto

Va giù la storia, a Ronchi dei Legionari. Una storia che nasce 87 anni fa. «El abita li de le casete»: un’espressione che racchiude tutto un mondo. Si, perché per anni ed anni, quando il quartiere era davvero diverso, più bello, più florido, più verde di quanto non lo sia adesso, in tutta la bisiacaria e non solo a Ronchi dei Legionari, era questo il modo per indicare chi risiedeva in quello che era ed è il “Villaggio Pater”.
Martedì 13 ottobre il via alle operazioni di demolizione dei primi 6 fabbricati, 12 alloggi in tutto. Le speciali macchine della Ecostile di Pordenone sono entrate in azione nel primo pomeriggio. Nelle settimane passate si era lavorato per liberare tutte le aree circostanti e, soprattutto, per la bonifica delle parti contenenti amianto. Sono quelli di via Matteotti, ai civici 61-63, 65-67, 69-71, che compongono il primo lotto e quelli di via Redipuglia, ai civici 121-123, 125-127, 137-139.
La svolta
«Questa è una giornata epocale» ha commentato il sindaco, Mauro Benvenuto, «un atto che si concretizza grazie alla collaborazione instaurata da amministrazione comunale, Ater e Regione che, assieme, hanno pensato che fosse arrivata l’ora, dopo tanti proclami e promesse, di passare all’azione. Tante le persone da ringraziare, a partire dalla mia giunta, il consiglio comunale, il segretario generale, Giuseppe Manto e i due presidenti di Ater, Fabio Russiani e Daniele Sergon, con il loro staff».
Ora si procede oltre. Il primo passo è quello che prevede, proprio sul lotto 1, la costruzione di due nuove palazzine, una da 4 ed una da 8 appartamenti. Avranno anche uno spazio in comune nel quale potrebbe, ad esempio, trovar posto un ambulatorio.
«Entro un mese completeremo la demolizione» così il presidente Ater Daniele Sergon, «quindi, potendo contare sul progetto esecutivo, entro fine anno procederemo ad indire la gara d’appalto per la costruzione delle due palazzine. Entro due anni, poi, esse potranno ospitare le 12 famiglie alle quali saranno assegnate. Un nuovo quartiere come quello napoletano di Scampia? Sono frottole che racconta chi non conosce nulla delle nostre intenzioni».
E nel futuro? La costruzione dei 12 nuovi alloggi, come detto, sono solo il primo passo. Il Comune dispone di un masterplan che “disegna” tutto il rione del domani. E anche di un finanziamento di 113. 474 euro, concesso dalla Regione, finalizzato alla redazione del piano attuativo.
Il piano
«Un piano» prosegue il primo cittadino, «che sarà frutto di un percorso partecipativo nel quale saranno coinvolti, soprattutto, gli attuali residenti e i cittadini in generale. Uno strumento indispensabile per verificare la sostenibilità economica dell’intervento e per dare piena attuazione al masterplan”.
Costruito tra il 1939 e il 1941 dalla ditta “Pater-costruzioni edili speciali” di Milano, il quartiere comprende 56 fabbricati con 112 alloggi. Oggi come oggi ne sono abitati solamente 30. Le “casette” sfitte e murate sono ben 82. Vivere nelle “casete” era uno stile di vita. Era poter fruire di un giardino, ma anche vivere in case non- case.
«Non ci limitiamo a eliminare edifici degradati e ormai inutilizzabili, ma poniamo le basi per una riqualificazione complessiva che consentirà di realizzare nuovi alloggi, migliorare la qualità dell’abitare e preservare l’identità sociale del quartiere», ha dichiarato l’assessore regionale, Cristina Amirante.
«Questo progetto dimostra l’importanza della collaborazione tra Regione, Ater e amministrazioni locali per affrontare situazioni di degrado consolidate nel tempo. La rigenerazione urbana richiede una visione che vada oltre la semplice manutenzione degli immobili, puntando su sicurezza, sostenibilità ambientale, qualità degli edifici e attenzione alle famiglie».
Quello avviato il 13 ottobre è il primo intervento di un più ampio programma di rigenerazione urbana da 5, 36 milioni di euro, inserito nel programma integrato di edilizia residenziale sociale e finanziato con circa 2, 92 milioni di risorse statali, 1, 5 milioni di fondi regionali e ulteriori risorse proprie di Ater. Un plauso arriva anche da parte dell’opposizione: «Finalmente il piano decolla» afferma il capogruppo di Noi Moderati, Boris Dijust, «e si può pensare ad un’immagine diversa per chi entra in città, in barba a chi diffonde notizie false» .
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