Denuncia a Vergarolla: «Cippo ancora privo dei nomi delle vittime»

POLA. Nel parco adiacente il Duomo, ieri si è svolta la commemorazione delle vittime della strage di Vergarolla in cui il 18 agosto del 1946 persero la vita oltre un centinaio di polesani nello scoppio di 9 tonnellate di residui bellici della seconda guerra mondiale. Era una domenica di sole e sulla spiaggia di Vergarolla si erano date appuntamento tante famiglie, almeno duemila persone, per assistere a importanti gare di nuoto e per il gusto di ritrovarsi in maniera spensierata dopo gli anni bui della guerra.

E all’improvviso intorno alle 14.15 esplosero 28 ordigni, per la precisione bombe antisommergibile, disinnescate da tempo e quindi innocue al punto che i bambini spesso ci giocavano. Però poche ore prima la mano assassina di qualcuno le aveva riattivate. Fu una strage: oltre 100 morti tra cui tanti bambini e circa 200 feriti. Dopo che sotto il regime di Tito la strage era tabù, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, è andata crescendo la consapevolezza che fosse stato un atto di intimidazione del regime jugoslavo contro gli Italiani per costringerli a lasciare la loro città, il che puntualmente avvenne e Pola perse così la sua anima.

Come ogni anno la cerimonia è stata organizzata dal Libero comune di Pola in esilio in collaborazione con la Comunità degli Italiani. La sua vice presidente Maria Rita Cosliani ha ribadito una richiesta finora senza riscontro. Ossia che il cippo venga completato con i nomi delle 64 vittime identificate. «Francamente - ha detto - non si riesce a capire quali siano gli ostacoli che impediscono la collocazione della stele con i nomi».

Livio Dorigo del Circolo Istria di Trieste, che negli anni Novanta aveva fatto erigere il cippo assieme all’allora presidente della Comunità degli Italiani e dello scomparso sindaco Luciano Delbianco, ha lanciato un appello molto chiaro. Per la precisione ha affermato che «nel nome di questo disastro che ha spezzato l’anima della città si riassumano tutte le sofferenze della nostra terra e si sublimi un sentimento di pace». Il Console Generale d’Italia a Fiume Paolo Palminteri ha parlato di spirito di riconciliazione. «È necessario ricordare il sacrificio di tante vittime - ha sottolineato - e ciò va fatto nell’ottica di oggi in cui Italia e Croazia sono due Paesi amici e alleati, e quindi in uno spirito di riconciliazione». —

P.R.

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