Deposito di opere d’arte o parco ambientale hi-tech nel futuro di sei edifici

palmanova. La sfida per Palmanova è quella di trovare un nuovo destino agli immobili non utilizzati, siano essi di proprietà comunale o demaniale. L’idea del Comune è stata quella di porli tutti assieme (attraverso un bando dell’Agenzia del Demanio per la valorizzazione degli immobili pubblici, il Puvat) all’attenzione di possibili portatori d’interesse per valutare quali potessero essere le idee di addetti al settore, professionisti, progettisti, imprenditori.
È così che sono emersi due scenari di possibile riutilizzo di sei di questi immobili: le ex caserme Ederle, Montezemolo, Piave, l’ex sede dei Carabinieri di Piazza Grande, i bastioni e le porte d’ingresso alla città, la casa vicino alla Loggia della Gran Guardia di borgo Aquileia.
Le due idee emerse da questa fase di studio sono un deposito museale visitabile con centro di recupero per opere d’arte e un parco tecnologico ambientale con banca della biodiversità. Entrando nel dettaglio, il primo scenario prevede di utilizzare gli immobili per creare un centro per la salvaguardia dei beni museali, dove poter conservare, archiviare, monitorare, digitalizzare, ma anche ammirare e recuperare reperti storici provenienti dall’Italia e dall’estero.
Il secondo invece ipotizza la realizzazione di un polo tecnologico della biodiversità, un centro di ricerca sulle emergenze ambientali e una banca del germoplasma mediterraneo, dove conservare i semi di tutte le specie vegetali di quest’area. Un luogo dove scienziati e ricercatori possano studiare l’agroalimentare, la gestione dei rifiuti e le materie prime rinnovabili.
In entrambi i casi esempi di simili realizzazioni in Italia e altri Paesi non mancano. Le due ipotesi sono state elaborate da un raggruppamento temporaneo di professionisti di cui fanno parte il Tstudio di Roma dell’architetto Guendalina Salimei, gli architetti associati Laura Romagnoli e Guido Batocchioni di Roma, le società Uppercut di Fagagna e Fjfm srl di Roma, Michele Trimarchi di Roma, l’associazione Kallipolis Aps e l’architetto Barbara Chiarelli di Trieste. All’incontro d’illustrazione erano presenti i rappresentanti di Comune, Regione, Ministero della Difesa, Soprintendenza e Agenzia del Demanio.
«Crediamo in una Palmanova centro nazionale e internazionale. Ora – commenta il sindaco Francesco Martines – comincia un percorso per comprendere se le proposte dei professionisti sono valide e come calibrarle. Si tratta di portare questa progettualità a livello europeo». I due scenari sono l’esito di mesi di studio e analisi dei luoghi e del contesto socio-economico. Ora i temi presentati dovranno essere analizzati e discussi.
«A questa prima fase – conclude Martines – seguirà una seconda, da chiudersi entro l’anno, che prevede un approfondimento della convenienza economica, finanziaria e gestionale e delle possibili strategie di comunicazione atte ad animare il mercato e orientarlo verso la valorizzazione dei sei siti». —
M.D.M.
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