Deserto il primo invito per acquisire Colombin
Alle 18 di ieri pomeriggio nessuna offerta, per acquistare in un lotto unico la Colombin, era pervenuta al curatore fallimentare Mario Giamporcaro. Il 7 luglio era il primo termine che il professionista triestino si era posto nella sua strategia di collocamento dei vari tasselli che compongono l’ormai ex produttrice di tappi di sughero.
Il commercialista puntava a verificare l’interesse imprenditoriale all’acquisizione dell’intero asset industriale, composto dall’area immobiliare-produttiva, dagli arredi, dai macchinari, dalle materie prime e dal magazzino, per un totale di 6,8 milioni.
Giamporcaro chiedeva anche l’assorbimento perlomeno parziale della manodopera, 64 addetti. Per stimolare l’attenzione della platea, il curatore avrebbe accettato una riduzione dell’offerta fino al 25%. (cioè a 5,1 milioni di euro). Ma, come previsto, nessuno si è fatto vivo dalle parti di via Tor Bandena.
Infatti Giamporcaro aveva messo a punto un piano B, che prevede l’asta vera e propria (quella evaporata ieri era in realtà un invito a offrire) in autunno: allora, qualora si acclari che la parte industriale non interessa e che invece il capitolo immobiliare attragga investitori, il curatore provvederà con la cessione “a spezzatino” dei beni.
Le aree ex Colombin ed ex Veneziani, quotate complessivamente quasi 10 milioni di euro, sono la vera ricchezza della partita. Non è da escludere che nel caldo estivo possa giungere un “messaggio” a Giamporcaro, così da fornirgli un prezzo-riferimento per l’effettuazione dell’asta autunnale.
Con un’ulteriore variabile: vada deserto l’esperimento autunnale, sia fissato un nuovo tentativo in primavera 2022 ma con una “sforbiciata” del 25% sui valori di stima.—magr.
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